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Rossana: "Cacciata mentre Bonatti moriva"

La Podestà: "Solo perché non ero la moglie di Walter"

La Podestà, che ha raccontato l'accaduto a Vanity Fair, era l'amata compagna di Walter Bonatti, leggenda dell'alpinismo mondiale morto una settimana fa: "Mi hanno allontanata dalla rianimazione dicendo 'tanto lei non è la moglie'"

Rossana Podestà e Walter Bonatti (Cardini)

Roma, 21 settembre 2011 - Una norma assurda ha vietato a Rossana Podestà di assistere il suo compagno Walter Bonatti in punto di morte. "Mi hanno allontanata dalla rianimazione dicendo: tanto lei non è la moglie. Eppure, non ce n'è mai fregato niente di sposarci, era altro quello che ci ha uniti. Per l'ospedale dove Walter era ricoverato - ha confidato Rossana nell'intervista rilasciata a "Vanity Fair" - questo era un problema, così come lo è per la legge italiana. Mi hanno allontanata dalla rianimazione dicendo "tanto lei non è la moglie". È possibile che una persona già schiacciata dal dolore venga trattata in questo modo?.

 

"Ora basta, non posso più parlare, mi perdoni. Ciò che avevo da dire è detto, sono stanca". E nulla aggiunge, neanche il nome dell'ospedale: "Cosa cambia ormai?". Walter Bonatti, leggenda dell'alpinismo mondiale, si è spento a Roma il 14 settembre scorso. Rossana Podestà era tra i pochissimi a sapere che iaveva i giorni contati, scrive Vanity Fair. Sapeva che il cancro al pancreas era all'ultimo stadio da tre mesi. "Mi sono presa la responsabilità di tacere", dice ancora alla rivista. "Temeva che Bonatti non volesse aspettare in un letto la propria agonia: «Avevo il terrore che potesse decidere la sua morte da solo".

 

Nell'inverno di quest'anno avevano fatto un grande viaggio di 3.800 chilometri nei deserti di Libia, Sudan e Egitto. Ma Bonatti, l'uomo che da solo aveva girato il mondo intero nei luoghi più nascosti e impervi, sembrava assente, come rapito da un pensiero lontano. "Mi era sembrato strano". Non era mai stato malato e dopo il ritorno incominciò ad accusare dolori, diventati poi violenti all'inizio dell'estate. Le analisi, poi la diagnosi consegnata soltanto alla sua compagna: un verdetto di morte imminente, senza speranza. Ancora nell'intervista: "Ho vissuto malissimo perché sapevo che gli stavo alienando una verità che per ogni uomo è decisiva. Qualcuno che sapeva ha criticato la mia scelta di tacere, ma io sono orgogliosa di averlo fatto".

 

Il viaggio più difficile che la donna voleva proseguire senza pause insieme all'uomo che amava e con cui viveva dal 1980 è stato interrotto proprio nelle ultime ore. Non ha avuto la possibilità di cogliere l'ultimo barlume di coscienza, allontanata dalla sala rianimazione. "Non è la moglie, non ha alcun diritto". Sopraffatta dal dolore per la morte imminente di Walter e per quel distacco motivato da una norma che nulla cede alla pietà.

 

E nessuno ha tenuto in conto la sofferenza di una lunga vita insieme spezzata, prima ancora che dalla morte, da una norma paradossale sottolineata dall'assurda giustificazione: «Tanto lei non è la moglie». Lo era però quando ha seguito la malattia del suo uomo fin dall'inizio, quando gli ha taciuto l'infausta diagnosi, quando lo ha sostenuto e gli è stata accanto durante le cure ospedaliere.

 

Rossana e Walter si erano conosciuti nel 1980, dopo che l'attrice aveva rilasciato un'intervista in cui diceva che avrebbe scelto un uomo come Walter Bonatti per fuggire su un'isola deserta. Bonatti le scrisse, le parlò delle isole deserte e dei mondi selvaggi che aveva conosciuto. Entrambi venivano da matrimoni finiti. S'incontrarono a Roma rispettando un appuntamento che Walter aveva scelto: all'Ara Coeli. Si aspettarono per quasi due ore, lei all'Ara Coeli, lui che aveva confuso i monumenti davanti all'Altare della Patria. E fu lei a trovarlo: "Era lì, discuteva con i vigili che volevano spostargli l'auto. Io ero arrabbiata e gli dissi, 'che razza di esploratore sei che non riesci a trovare una persona a Roma'?". Fu così che nacque un grande amore.

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