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Argentina: c'è Palacio Berlusconi, bar con escort

Un italiano denuncia il proprietario: "Basta Bunga Bunga"

Dopo il BUnga Bunga bar a Londra, a Rosario il presidente dell'associazione "Insieme Argentina" chiede che il locale cambi nome "perchè riservato alla prostituzione d'alto bordo" e che tolga i simboli del bunga bunga

Il sito della pizzeria Bunga Bunga di Londra
Il sito della pizzeria Bunga Bunga di Londra

Rosario (Argentina), 10 ottobre 2011 - Il discredito internazionale causato dalle "cene eleganti" di Silvio Berlusconi ad Arcore e a Palazzo Grazioli e dalle inchieste sulle escort che stanno martellando il premier, attecchisce anche in Argentina. A Rosario, la seconda città del grande Paese sudamericanondove vive una grandissima comunità di emigrati italiani,  ha aperto Palacio Berlusconi, bar che è subito diventato un punto di ritrovo delle escort locali. Il titolare è Juan Cabrera, proprietario di una catena di night club. Oltre all'insegna, ci sono anche espliciti simboli del Bunga Bunga

 

 

 

Ma la comunità italiana è insorta. Antonio Bruzzese, presidente dell’associazione Insieme Argentina, ha scritto al sindaco Roberto Lifschitz e al Console generale Rosario Miccichè, spinto “dall’indignazione per l’uso di un nome che rappresenta la nazione italiana da parte di locale di prostituzione d’alto bordo”.

Un’ispezione nel locale hanno veriricato che  tutte le licenze sono in regola per la whiskeria, ma la prostituzione in Argentina non è legalizzata. Bruzzese chiede di eliminare qualsiasi riferimento al Presidente del Consiglio Berlusconi perché rappresenta un’offesa per gli italiani. “Il locale esiste da tempo, ma all’inizio, probabilmente, era solo un bar. Poi ho visto la pubblicità del bordello su La Capital, il principale quotidiano locale e ho reagito con la denuncia. Fuori dal locale c’è una bandiera con una ‘B’ al centro e chi c’è stato mi ha confermato l’esistenza di alcuni riferimenti ad hoc, tra cui il famoso palo della lap dance emerso dalle intercettazioni. Non mi disturba che le autorità propongano questo tipo di affari.  Ma trovo offensivo che ci sia il nome di Berlusconi che, personalmente, ritengo a capo del fallimento del nostro paese. Che lo vogliamo o no, rappresenta ancora un’istituzione, questo è il problema. E non intendo affatto difendere l’uomo che ritengo se ne debba andare il prima possibile”.

 “Mi interessa il buon nome dell’Italia  -  prosegue in una dichiarazione rilasciata al Fatto Quotiidano -  Sappiamo che la classe politica che sta a Roma, sempre più disinteressata alla salvaguardia dell’immagine pubblica, ha ridotto l’Italia a un’opera d’arte devastata. Bisogna reagire all’assuefazione su cui troppo spesso si ride e si scherza. Basta essere invidiosi perché il premier ha donne, soldi e potere. Questa logica ha sedotto il nostro paese per troppo tempo”. Al centro c’è il rispetto delle istituzioni, di cui i cittadini si devono preoccupare per primi vista la noncuranza di chi siede a Palazzo Chigi. “E’ evidente che non abbiano nessuna considerazione dei ruoli che ricoprono altrimenti non saremmo arrivati a questo livello”.

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