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Termini chiude: la rabbia degli operai Fiat

Il ministro Passera convoca le parti, aperture del Lingotto

Gli operai non lasceranno Termini Imerese finchè l’azienda non avrà concluso un accordo che garantisca un futuro certo. Secondo fonti sindacali la Casa di Torino sarebbe disposta a mettere in campo le risorse necessarie per la mobilità incentivata

Due dipendenti Fiat indignati esibiscono dei cartelli anti-Marchionne (Ansa)

Palermo, 25 novembre 2011 - La soluzione della vertenza per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese potrebbe essere più vicina. Il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, secondo quanto si apprende da fonti sindacali, ha convocato per domani mattina alle 10 negli uffici di via Veneto Invitalia e sindacati dei metalmeccanici. Secondo le stesse fonti la Fiat sarebbe disposta a mettere in campo le risorse necessarie per la mobilità incentivata degli operai.

Mercoledì scorso le parti, al termine dell’ennesima riunione al dicastero dello Sviluppo economico, si erano date appuntamento per martedì prossimo. L’incontro, secondo i rappresentanti dei lavoratori, si era concluso con un nulla di fatto e con una insoddisfazione generalizzata. Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, aveva invece parlato di "passi in avanti". "Il margine da colmare - aveva poi sottolineato - è più ridotto". Oggi la notizia dell’accelerazione impressa dal ministero. Per ora comunque nessun conferma riguardo alle voci sindacali che danno la Fiat disposta a mettere in campo i fondi necessari per la mobilità incentivata, l’ultimo nodo da sciogliere.

LA RABBIA - Si è concluso alle 22 in punto ieri sera a Termini Imerese il secondo turno della giornata dello stabilimento Fiat, l’ultimo dopo 41 anni di attività. Da oggi l’azienda del Lingotto cessa ufficialmente la produzione nell’impianto in provincia di Palermo aperto nel 1971, e che garantiva il posto a 2200 dipendenti tra diretti e indotto.

Gli operai da ieri mattina sono radunati in presidio davanti ai cancelli, e ieri sera hanno impedito l’uscita dalla fabbrica delle ultime automobili assemblate. Le vetture, come hanno spiegato i sindacati, non lasceranno Termini Imerese finché l’azienda non avrà concluso un accordo che garantisca un futuro certo ai dipendenti, e le tuteli nella fase di transizione al nuovo proprietario.

Sul tavolo, quindi, c’è la questione legata alla possibilità del prepensionamento di quei lavoratori che abbiano maturato le condizioni per usufruirne; un aspetto in cui potrebbe rivelarsi determinante il ruolo della Regione Siciliana, che si è detta pronta a verificare “se esistono strumenti ulteriori per concorrere agli incentivi alla mobilità”.

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