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Adriano Sofri torna libero: ha scontato la pena

Era stato condannato a 22 anni per l'omicidio Calabresi

L'ex leader di Lotta Continua scontava la pena ai domiciliari per motivi di salute e aveva permessi per uscire. La vedova del commissario: "I miei sentimenti non cambiano: verità e giustizia sono state il risarcimento più grande"

Adriano Sofri: primo giorno alla Normale di Pisa, dove fa il bibliotecario (Ansa)
Adriano Sofri: primo giorno alla Normale di Pisa, dove fa il bibliotecario (Ansa)

Firenze, 16 gennaio 2012. - L'Ufficio di sorveglianza di Firenze ha firmato il provvedimento che sancise la fine della pena per Adrianio Sofri, che ora ufficialmente ha terminato di scontare la condanna a 22 anni per l'omicidio del commissario Calabresi, avvenuto nel 1972 a Milano.

''Come sto? Sto a modo mio, ma non parlo. Magari tornate fra qualche giorno ma solo per offrirvi un caffè, mi spiace''. Così, cortese ma risoluto, Adriano Sofri ha risposto a chi, suonando al campanello di casa, sulle colline fiorentine, gli ha chiesto come si sentisse in questi primi giorni di totale libertà. Quando ha sentito suonare il campanello s'è affacciato un attimo in giardino, ha chiesto chi fosse e quando gli è stato risposto che si trattava di un giornalista ha detto: ''Scusa, di questa cosa non parlo, mi spiace''.

LA PROCEDURA - L'ufficio di sorveglianza spiega che la liberazione doveva avvenire a febbraio; è stata anticipata dopo la richiesta di Sofri di avvalersi dell'ultima riduzione di pena: ogni sei mesi i detenuti maturano uno 'sconto' di 45 giorni per buona condotta. Al provvedimento dell'ufficio di sorveglianza dovrebbe già aver fatto seguito l'ordine di scarcerazione, per 'fine pena anticipata', firmato dalla procura generale di Milano. Sofri stava trascorrendo i domiciliari nella sua casa sulle colline fiorentine.

LA CONDANNA E LA SEMILIBERTA' - Sofri, dopo un lungo iter giudiziario, era stato condannato a 22 anni in via definitiva nel 1997, insieme a Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani, in seguito alla confessione e testimonianza dell’ex militante di Lotta Continua Leonardo Marino. Sofri si è sempre dichiarato estraneo alla vicenda e non ha mai presentato richiesta di grazia, anche se in un’intervista del 2009, pur ribadendo la sua innocenza, si è assunto la corresponsabilità morale dell’omicidio.

Nel giugno del 2005 ha ottenuto la semilibertà per collaborare con la scuola normale superiore di Pisa alla sistemazione degli archivi di Eugenio Garin e Sebastiano Timpanaro.

Nel novembre 2005 è stato colpito da una malattia piuttosto rara, la sindrome di Boerhaave: per questo venne ricoverato all’ospedale Santa Chiara di Pisa e gli venne concessa la sospensione della pena. L’ex leader di Lotta Continua venne dimesso nel gennaio del 2006, tornando in libertà per il periodo di convalescenza rimanente. 
Ha trascorso gli ultimi 5 anni agli arresti domiciliari.

LA VEDOVA CALABRESI - "Ormai da molto tempo nessuno era più in carcere per l’omicidio di mio marito e questo passaggio non cambia i miei sentimenti", dice la vedova del commissario Luigi Calabresi, Gemma Capra in merito alla scarcerazione di Sofri. "Ho sempre creduto - aggiunge parlando all'agenzia Ansa - che la verità e la giustizia sarebbero state il risarcimento più grande: siamo riusciti a ottenerle entrambe, grazie all’impegno di magistrati coraggiosi e scrupolosi, e le sentenze sono state rispettate".

"Non posso poi non notare - prosegue Gemma Capra - come in questi ultimi anni le istituzioni abbiano mostrato un’attenzione e un rispetto nuovi verso le vittime del terrorismo e delle stragi, a partire dalla celebrazione del Giorno della Memoria. A maggio saranno passati ben quarant’anni dalla morte di mio marito: oggi il Paese ha il dovere di guardare avanti - conclude - e io continuerò ad impegnarmi per tenere vivo il ricordo".

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