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Il capomafia sarebbe affetto da una forma di grave demenza senile e sarebbe stato colpito da un ictus. Un medico legale è stato incaricato di stabilire le condizioni di salute dell'altro padrino corleonese
Palermo, 17 gennaio 2011 - Le condizioni di salute di Bernardo Provenzano sono tali da impedire al superboss di stare validamente in giudizio. Lo sostengono i difensori di “Binu”, che hanno ottenuto dalla terza sezione della Corte d’assise d’appello di Palermo una perizia collegiale per verificare nuovamente se Provenzano sia “compos sui”, se sia cioè in grado di comprendere e avere consapevolezza di quel che gli avviene.
Il capomafia sarebbe affetto da una forma di grave demenza senile e sarebbe stato colpito da un ictus che lo avrebbe reso sostanzialmente incapace di intendere e di volere.
L’incarico, affidato a un neurologo, a uno psichiatra e a un medico legale, dovrà essere svolto entro il 15 marzo, quando i tre esperti dovranno riferire al collegio presieduto da Biagio Insacco.
Gli avvocati Rosalba Di Gregorio e Franco Marasà, nei mesi scorsi, avevano sollecitato con alcune istanze (tutte respinte, dopo l’esecuzione di altri accertamenti medici) la scarcerazione per motivi di salute.
In realtà, avevano spiegato i difensori, l’istanza non mirava affatto alla liberazione di Provenzano, ma era diretta solo a far visitare il boss e a farlo trasferire in un carcere attrezzato con un centro clinico adeguato. “Binu” era stato portato a Parma, in una situazione che secondo i legali è tutt’altro che ottimale.
Il figlio maggiore di Provenzano, Angelo, aveva protestato sostenendo che nei confronti del padre era stata attuata una sorta di strategia diretta alla sua eliminazione fisica.
Appena ieri il Gup Giovanni Francolin, su istanza della difesa, ha nominato il medico legale Paolo Procaccianti per stabilire se l’altro padrino corleonese, Totò Riina, sia affetto dal morbo di Parkinson.