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Intervista a Walter Rossi, presidente di "Maremmare", il consorzio che riunisce i comuni di Capalbio, Magliano, Monte Argentario, Isola del Giglio e Orbetello dall'inviato Laura Alari
GIGLIO CAMPESE, 20 gennaio 2012 - Petroliere, navi da crociera, pescherecci, motoscafi, mercantili, traghetti, un vero e proprio assedio. Non c'era bisogno che il comandante Schettino andasse a sbattere sugli scogli per scoprire che la navigazione intorno al Giglio mette continuamente in pericolo la vita di equipaggi e passeggeri, e che il disastro ambientale è un rischio quotidiano. "Il problema si trascina da anni ma nessuno muove un dito per risolverlo, nonostante le continue segnalazioni presentate alle autorità competenti" racconta sconsolato Walter Rossi, presidente di "Maremmare", il consorzio che riunisce i comuni della Costa d'Argento: Capalbio, Magliano, Monte Argentario, Isola del Giglio e Orbetello.
L'incidente della Concordia però si deve ad un errore: o lei la pensa diversamente, signor Rossi?
"Io sono gigliese di nascita e ho sempre vissuto qua, in 55 anni non mi era mai capitato di vedere una cosa del genere. L'errore c'è stato, eccome, per quanto vicina alla riva bastava che la nave andasse dritta e non sarebbe successo niente. Così invece è andata anche troppo bene, considerando che quella è zona di calamari e la sera fino all'ora di cena ci sono le barchette dei pescatori e anche qualche sub, per fortuna molti meno che in estate. Ma al di là di questo, in generale le rotte si definiscono in modo troppo superficiale, senza tenere in considerazione la conformità della zona".
Cioè?
"Faccio un esempio: una barca di 300 metri ha bisogno di acqua profonda 150 metri, ma nel mare del Giglio quella profondità la puoi trovare anche a meno di 100 metri, quindi le regole attuali non valgono per tutti. Bisogna riscriverle basandosi su parametri diversi, per esempio la distanza dalla costa, a seconda dei tratti di mare che si percorrono".
E in questo caso la distanza giusta quale sarebbe?
"Per me le barche sopra 50 metri dovrebbero mantenersi a 3,5 miglia, esattamente a metà del canale fra l'isola e l'Argentario. Le petroliere che arrivano dal Sud, invece, non le farei proprio passare di qua ma lungo un'altra rotta, dietro Sardegna e Corsica. Così come i mercantili, che trasportano container pieni di non si sa bene cosa".
Quanti mezzi transitano ogni giorno?
"Non li ho mai contati, ma so che tutti i mesi arrivano svariate denunce da parte dei pescatori dell'isola. L'ultima un paio di settimane fa, quando un grosso peschereccio straniero li ha costretti a sloggiare in piena attività. Loro sono andati tutti insieme sotto bordo a protestare e qualcuno li ha minacciati, allora hanno denunciato l'accaduto all'ufficio marittimo di Porto Santo Stefano che ha dato ragione al peschereccio. Senza contare i rischi per i traghetti di linea, che attraversano il canale in senso trasversale. Fra andata e ritorno d'inverno ci sono 8 corse al giorno, in estate circa 24 e spesso succede che il comandante al timone debba fare manovre azzardate, anzi diciamo pure miracoli, per evitare collisioni con questi giganti del mare. Ecco perché serve una nuova regolamentazione. E subito dopo, naturalmente, servono anche adeguati controlli perché le regole vengano rispettate. Soprattutto in zone sensibili come le nostre".
A proposito: se si rompono i serbatoi della Concordia?
"Non ho il coraggio di pensarci, sarebbe un danno di proporzioni devastanti".
Ha mai provato a fare un po' di conti?
"Secondo i dati della Provincia, nel 2010 sono passati dall'Arcipelago Toscano 2 milioni e mezzo di turisti. Moltiplicati per una spesa media di 200 euro a testa, fate voi. Poi ci sarebbero i danni all'ecosistema, quelli sì davvero incalcolabili".
Qual è l'immagine di quella notte che resterà indelebile nella sua mente?
"Il dolore delle persone che non trovavano più i loro cari, il dolore delle tragedie del mare che noi conosciamo bene. Anche per questo li abbiamo soccorsi e accolti nelle nostre case davvero con il cuore, perché guardandoli negli occhi ci siamo sentiti subito una grande, immensa famiglia".
E nel frattempo gli altri dov'erano?
"Mah, la prima motovedetta ad arrivare è stata quella della Guardia di Finanza. Erano più o meno le 23.30 e a quell'ora noi del Giglio avevamo già portato a riva quasi tutti i passeggeri. Secondo me la situazione è stata molto sottovalutata. E non solo dal comandante Schettino".
dall'inviato Laura Alari