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Il giorno dopo l'accordo sui risarcimenti per le vittime del naufragio della Costa Concordia un gruppo di siciliani parla di 'accordo ridicolo'. Interrotti lavori sulle cisterne per colpa del mare mosso, tutto rimandato a domani, tempo permettendo
Palermo, 28 gennaio 2012 - Il giorno dopo l'accordo sui risarcimenti per le vittime del naufragio della Costa Concordia - 14mila euro a passeggero - scoppia la polemica proprio sull'entità dell'assegno promesso da Costa. A dare fuoco alle micce è un gruppo di naufraghi siciliani, che s'indigna per le "proposte ridicole" dell'offerta, mentre da Miami arriva la richiesta molto più consistente da parte di sei passeggeri americani, che vogliono 460 milioni di dollari (350 milioni di euro).
I NAUFRAGHI SICILIANI - “Non accetteremo le proposte ridicole della Costa per i risarcimenti”, si scalda Giuseppe Lanzafame, presidente del Comitato dei naufraghi siciliani della Concordia, che si dice “indignato, sia per l’offerta di 11 mila euro formulata da Costa, sia perchè 16 organizzazioni che dovrebbero tutelare i consumatori e sono finanziate con i contributi dello Stato, hanno accettato una offerta del genere”.
Lanzafame ancora vive il dramma della moglie e delle giovani figlie che sono miracolosamente scampate al naufragio della Costa Concordia e non dimentica la poca preparazione del personale di bordo e i ritardi della Costa nelle operazioni di salvataggio che avrebbero potuto procurare anche la morte della sua famiglia.
“Come comitato naufraghi siciliani - aggiunge - facciamo presente che non c’è proporzione tra le sofferenze subite per la colpa e la leggerezza della Costa Crociera e la misera somma oggi proposta. L’offerta è nata da una trattativa sbrigativa, quasi da mercato, e sembra fatta apposta per approfittare dei soggetti più deboli, quelli, cioè, che hanno perso tutto, soldi, vestiti, valigie e anche la speranza di una bella vacanza".
" Con questa la proposta indecente - continuano i siciliani - Costa sembra volerci dire che o vi prendete 11 mila euro oppure mi dovete fare causa e poi non c’è niente di sicuro. Ma la realtà è ben diversa: anche se si accetta l’offerta di Costa si può chiedere dopo lo stesso un ulteriore risarcimento se ci si dovesse ammalare successivamente o se i nostri figli non riusciranno a dormire la notte per lo schock subito”.
Non sono obbligati ad accettare, inoltre, aggiunge Lazafame, anche coloro che hanno firmato un accordo con una associazione di consumatori che ha condiviso l’offerta di Costa, e se rinunziano, nessuno potrà chiedere loro neanche un euro per spese legali”.
L’avvocato Francesco Fiorillo che assiste e difende il Comitato naufraghi siciliani fa presente che “l’unico limite al risarcimento è costituito dal danno e dal pregiudizio subito che, deve essere valutato singolarmente. Ovviamente non significa che ogni naufrago prenderà 500 mila euro ma si valuterà caso per caso. Comunque sia la somma concordata con Costa da alcune associazioni di Consumatori rappresenta un insulto per chi è stato vittima della tragedia. Ci auguriamo che a questa offerta non aderisca nessuno perchè chi la ha negoziata evidentemente non ha tenuto nel dovuto conto gli interessi effettivi dei naufraghi”.
LE VITTIME DI MIAMI - Sei passeggeri della Concordia hanno presentato a Miami una richiesta di risarcimento per 460 milioni di dollari (350 milioni di euro) alla Carnival Corporation e alla Costa Crociera per l’angoscia provata durante il naufragio della nave all’isola del Giglio.
L’avvocato Marc Bern ha riferito di aver presentato la richiesta nella città in cui ha la sede legale la Carnival a nome di due coppie americane e una italiana. Si tratta di Geoffry e Nancy Scimone della Florida, Mario e Nancy Lofaro di New York e degli italiani Ernesto Carusotti e Paola Falcovi.
Nella denuncia si accusano la Carnival e la Costa di “negligenza marittima” e di condotta negligente perchè la Concordia aveva deviato dalla sua rotta e si era avvicinata troppo agli scogli.
MARE MOSSO, INTERROTTI I LAVORI DI POMPAGGIO CARBURANTE - Il mare è mosso, questa mattina, e le operazioni per lo svuotamento dei serbatoi della Costa Concordia, naufragata il 13 gennaio all’isola del Giglio, si sono interrotte e il momento in cui il carburante delle prime sei cisterne inizierà realmente a essere aspirato, è destinato a slittare ancora. “Potremmo cominciare domani, se il mare migliora e se riusciamo a recuperare il tempo perduto”, spiega Corrado Neri, titolare dell’azienda italiana che lavora insieme all’olandese Smit. Ma, a questo punto, sembra più probabile che il combustibile delle prime cisterne sarà aspirato da lunedì.
Nel frattempo, i palombari della marina militare continuano le ricerche sul ponte 3, senza ricorrere a micro-cariche. “I nostri uomini lavorano sulla parte della nave che guarda verso la costa e che quindi è più al riparo dalle onde”, commenta il tenente di vascello Alessandro Busonero. Invece le operazioni della Smit e della Neri interessano, in questa prima fase, il fianco rivolto al largo. Intanto il pontone ‘Meloria’, dedicato alle operazioni di flangiatura e di installazione delle valvole sulle cisterne, per motivi di sicurezza, si è allontanato dalla Costa Concordia.