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Nonostante le critiche del governo al decreto ‘targato’ Tremonti-Maroni che introduceva il balzello, non è stata decisa alcuna sospensiva. Una famiglia con due figli maggiorenni potrebbe arrivare a spendere in totale fino a 1088 euro
Roma, 30 gennaio 2012 - Entra in vigore oggi la ‘super tassa’ sulla richiesta o il rinnovo del permesso di soggiorno per gli immigrati. Nonostante le critiche del governo al decreto ‘targato’ Tremonti-Maroni che introduceva il balzello, non e’ stata decisa alcuna sospensiva ma si e’ optato per una successiva revisione legislativa.
Dunque, a partire da oggi, gli stranieri dovranno pagare fra 80 e 200 euro in piu’ rispetto alle spese gia’ previste. In totale, una famiglia con due figli maggiorenni potrebbe arrivare a spendere in totale fino a 1088 euro.
L’importo del “contributo per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno” varia in base alla durata del permesso: 80 euro se e’ compresa tra tre mesi e un anno, 100 se è superiore a un anno e inferiore o pari a due anni, 200 euro per il "permesso Ce per soggiornanti di lungo periodo", la cosiddetta "carta di soggiorno".
L’esborso si aggiunge al contributo di 27,50 euro per il rilascio del permesso di soggiorno elettronico, ai 30 euro che prende Poste italiane per il servizio e alla marca da bollo da 14,62 euro.
La nuova tassa non riguarda i permessi dei minori, compresi quelli arrivati con un ricongiungimento familiare, né gli stranieri che entrano in Italia per sottoporsi a cure mediche e i loro accompagnatori, così come chi chiede un permesso per asilo, richiesta d’asilo, protezione sussidiaria o motivi umanitari.
LA CGIL CONTRO - “Faremo ricorso contro un ingiusto provvedimento”, annunciano il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, e il presidente dell’Inca, Morena Piccinini. Lamonica e Piccinini spiegano i motivi per i quali la Cgil farà ricorso: “La norma è ingiusta sia perché, oltre a violare la legge, incide sugli stranieri che già contribuiscono con il loro lavoro alle finanze dello Stato sia perché si addebitano loro i costi di una politica delle espulsioni che é sempre meno coerente con i movimenti migratori in atto”.
Inoltre, proseguono, “è ingiusto che le risorse necessarie alle espulsioni debbano ricadere su chi è regolarmente presente sul territorio. E’ sulla regolarizzazione di chi non lo e’ e sull’emersione del lavoro nero che le fonti di finanziamento alle politiche migratorie e di integrazione vanno trovate. Questo in coerenza con quanto il governo si e’ impegnato a fare nella lotta alla evasione fiscale”, concludono Lamonica e Piccinini.