Bologna
/ Ancona
/ Ascoli
/ Cesena
/ Civitanova Marche
/ Fano
/ Fermo
/ Ferrara
/ Forli
/ Imola
/ Macerata
/ Modena
/ Pesaro
/ Ravenna
/ Reggio Emilia
/ Rimini
/ Rovigo
Oltre il 37% è rapprensentato dalle imprese edili, il 22% da commercianti, seguono artigiani e trasporti. Scoperto un ristoratore per due anni ha 'dimenticato' la dichiarazione dei redditi di Enrico Barbetti
Bologna, 8 febbraio 2012 - Che faccia (tosta) ha un evasore totale? Ad esempio, quella di un affabile ristoratore imolese, che nei primi due anni di attività ha dimenticato di presentare la dichiarazione dei redditi. Ora la Guardia di Finanza gli contesta di aver nascosto un’imponibile di 2,1 milioni, incassati tra il 2007 e il 2008. Locale su tre piani sempre pieno, l’esercente sembrava proprio a posto. Al punto che a tutti clienti rilasciava, in apparenza, regolare ricevuta fiscale. Gli ispettori delle Fiamme Gialle hanno però scoperto che aveva due mazzi di bollettini, quello buono da non usare e quello a perdere, per non destare sospetti. I problemi sono iniziati quando, ad attività ormai avviata, ha iniziato a presentare la dichiarazione e le verifiche sul suo conto sono andate a ritroso. Scoprendo che la stessa persona aveva un ingrosso di generi alimentari su cui applicava la medesima metodologia.
Il ristoratore è solo una goccia nel mare. Nel 2011 sono stati infatti 414 gli evasori totali scoperti in Emilia Romagna, ai quali vanno aggiunti 111 cosiddetti ‘paratotali’. I ricavi non dichiarati sono stati valutati in 2,6 miliardi di euro, oltre a 182 milioni di Iva evasa. Sono 414 facce diverse della stessa medaglia e non necessariamente si somigliano tra loro. Gli invisibili del Fisco sono il muratore, l’idraulico, il commerciante, il trasportatore. Quasi un quarto del totale, ovvero 102 furbetti, è concentrato in provincia di Bologna, dove il comando provinciale delle Fiamme Gialle ha analizzato nel dettaglio la tipologia di attività ‘a rischio’, sezionando i dati degli ultimi tre anni.
Oltre un terzo, vale a dire il 37%, è rappresentato dalle imprese edili, seguono esercizi commerciali all’ingrosso e al dettaglio, che coprono una fetta del 22%, nel 13% dei casi si tratta di artigiani e altri soggetti che conducono un’attività manifatturiera, il 9% esercita nel campo dei trasporti e della logistica. Sono in genere evasori vecchio stampo, che non hanno alle spalle sofisticate ingegnerie finanziarie per sfuggire alle tasse. Semplicemente, non si fanno vedere. Perché offrire anche uno spiraglio di luce al Fisco può significare la fine della cuccagna.
Non versano un euro al fisco italiano nemmeno coloro che hanno una finta residenza fiscale all’estero. E’ questo il fronte che si sta tentando di rompere: «Dobbiamo dimostrare che hanno qui il centro dei loro interessi — spiega il generale Giancarlo Pezzuto, comandante provinciale — ma non necessariamente giungeremo a contestazioni».
Intanto, tre sono nel mirino e uno di loro ha perfino l’aereo. Un evasore totale non lo si riconosce dai tratti somatici e quasi mai somiglia all’attore che ha prestato il volto alla campagna pubblicitaria contro i parassiti dell’Erario. Un buon indizio è il mezzo con cui il furbetto si sposta. Attraverso il controllo economico del territorio, ormai noto come metodo Cortina, nel 2011 sono state verificate le posizioni degli utilizzatori di 3.169 auto di grossa cilindrata e di 30 fra yacht, elicotteri e jet privati. Per il 2012 il generale Domenico Minervini, comandante regionale del corpo, ha le idee chiare su dove andare a cercare: «Aumenteremo i controlli sui professionisti».
Avvocati, commercialisti, medici, geometri, architetti e ingegneri devono stare in guardia, ma anche dentisti, veterinari e gente di spettacolo come cantanti e attori. Perché «il vento è cambiato — registra con soddisfazione il generale Minervini — e oggi, forse anche per colpa della crisi, l’evasione è vista dalla gente come un pericolo, un danno per la collettività». E’ in corso, in «processo culturale» che ci avvicinerà ai Paesi anglosassoni: «A Natale sono stato in vacanza negli Usa e parlando con le persone ho capito che gli americani conoscono due verità, due certezze: la morte e le tasse». E l’evasore totale, finora, di certezze ne aveva solo una.
Enrico Barbetti