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Margherita Stimolo si è trasferita dalla Sicilia al 'tetto d'Italia, a oltre 1800 metri: "All'inizio è stata dura, ma ora qui sto bene: basta attrezzarsi un po'"
Agnese Pini
LIVIGNO, 8 febbraio 2012 - A fare da sentinella contro i malumori del tempo ci pensa il torrente Spöl. Quando fuma vuol dire che siamo vicino ai meno 20 gradi. Quando ghiaccia, allora sfioriamo la soglia dei meno 30. La gente di Livigno lo sa bene: sul tetto d’Italia, oltre quota 1.800 metri, devi imparare a fidarti della natura, anche se arrivi da lontano, anzi, di più: dall’altro capo della Penisola, dalla Sicilia di Acireale, dove quando batti i denti è perché il termometro scende a 5 gradi, col segno positivo, s’intende.
Lo devi imparare anche se in questo fazzoletto bianco di gelo ti ci sei ritrovato quasi di malavoglia e per pura necessità: ottenere un lavoro. Margherita Stimolo, accento e sangue della Trinacria, a Livigno fa la prof di matematica alle scuole medie. È qui in trasferta come la collega Antonella Giorgetta, che viene da Firenze: "In Toscana se fa meno 5 ti rinchiudi in casa. Ma qui...".
Per gli autoctoni resistere a meno 30 gradi è motivo d’orgoglio. Loro ci riescono benissimo. Per Antonella ma soprattutto per Margherita, cresciuta al sole africano, è stata dura, almeno all’inizio. Ormai però ci ha fatto la tara: "Come si vive con queste temperature? — se la ride —. Sembra assurdo, ma alla fine ci si sta bene, basta solo attrezzarsi un po’".
Tute ipertecnologiche e tessuti anti spiffero? Neanche per sogno. Per chi a Livigno ci abita un buon piumino e la cara vecchia lana bastano e avanzano. La sera, certo, farsi la classica passeggiata è vivamente sconsigliato da ogni persona di buon senso, perfino dai livignaschi doc.
"Molto meglio starsene a casa con un bel piatto di polenta taragna". Che qui servono con lo stufato, e qualche turista fanatico della tintarella invernale se la fa portare, a pranzo, nei tavolini all’aperto. Salvo ritrovarsi lo stufato stecchito dopo cinque minuti. "Ieri, in un negozio, c’era un tizio a maniche corte. Doveva essere per lo meno svedese". Se la Capitale si è paralizzata con la colonnina di mercurio appena sotto la soglia dello zero, quassù a meno 32 la quotidianità continua a scorrere indisturbata: scuole e negozi aperti, uffici operativi, trasporti super funzionanti. "Questione di organizzazione", dice Margherita.
"Nessuno dei miei alunni è rimasto a casa, a loro non viene neppure un raffreddore". Polmoni temprati dall’aria polare, che a chi non è abituato entra dentro come acqua ghiacciata. Certo, ci vuole qualche piccola precauzione — "come una coperta sulle gambe per tenerle al caldo in macchina" — e tanta pazienza. Margherita la sera torna a dormire a Bormio e la mattina la sveglia è alle 5,30: per arrivare a Livigno, 40 chilometri macinati su una strada tutta curve, ci vuole quasi un’ora. "Ma l’asfalto è ripulito come in primavera, e al ghiaccio basta starci attenti". Ieri nel cortile delle medie, in Plazal dali Sckòla, il termometro si assestava sui meno 20: "Quassù è roba da mammolette". E poi lo Spöl ha ricominciato a fumare. La temperatura scenderà ancora.