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Maltempo in Italia Cercasi Protezione

      

A FORZA di dire che le stagioni non sono più quelle di una volta, capita pure che arrivi l’inverno. E che faccia freddo e nevichi. Incredibile. Come una volta. Come nel ‘29, dicono. Dunque, i casi sono due. O più di ottant’anni fa le stagioni erano già cambiate e nessuno se n’era accorto. Oppure le stagioni sono più o meno le stesse, ma siamo noi a non volercene accorgere, o a non essere più pronti ad accoglierle. E a gestirle. Così capita che a Roma cinque centimetri di neve scatenino un’apocalisse di disagi e di polemiche, e che le previsioni inneschino per il fine settimana una specie di piano di guerra, mentre la Procura indaga, quando bastava procurarsi un po’ di sale e qualche trattore per evitare il collasso. Così capita che i treni si fermino perché gli scambi si bloccano, in attesa che dalla Svezia ci spieghino come funzionano il riscaldamento e gli antigelo. Così capita che alla vigilia di un nuovo, probabile week end di paura, di «eventi eccezionali» (la neve?) ci si trovi tra l’altro a scoprire che la Protezione civile, già fiore all’occhiello del made in Italy, invece di proteggere i cittadini riesce a malapena a difendere se stessa dalle critiche. C’era una volta Bertolaso. Senza grandi rimpianti per le sue amicizie, per gli Anemone, i massaggi rilassanti e qualche appalto rigenerante (a quanto pare) dei conti correnti della cricca.

CERTO. Ma con la nostalgia di un meccanismo che, Bertolaso a parte, o magari grazie anche a Bertolaso, funzionava. Tanto che non sarebbe passata una settimana prima che il capo della Protezione civile si materializzasse davanti allo scafo della Costa Concordia per dire: fermi tutti, qui comando io. Sarebbe arrivato subito un signore con il maglione blu, tipo Marchionne, autonominatosi commissario e pronto a dare ordini. Senza troppi controlli e con mezzi illimitati. Peccato che ora con la nuova legge, senza poteri e con le casse vuote, nessuno comandi o comandi a scoppio ritardato. All’isola del Giglio, come nelle regioni messe in ginocchio da neve e gelo. Non a caso solo da poche ore è arrivato il decreto con cui Gabrielli si può togliere la giacca e indossare il maglione di commissario straordinario. Quasi a disgelo avvenuto e in vista di future gelate. Domanda: quando sta in ufficio, di cosa si occupa? Boh? Per questo fa bene il governo a pensare a una nuova norma che privilegi il maglione sulla giacca. Intendiamoci. Non dev’essere la Protezione civile a far viaggiare i treni. Forse basterebbero le ferrovie. Un po’ come hanno fatto le autostrade che dopo aver rimediato negli anni scorsi alcune straordinarie figuracce, si sono messe nelle condizioni di combattere con successo le forze della natura. Tanto che in autostrada si viaggia, mentre in stazione si bivacca, soprattutto se hai la colpa di essere un pendolare. Fino ad ora. Certo i Comuni e le Regioni devono darsi una mossa (e spesso se la sono data) per tenere in sicurezza le strade. Certo ognuno deve imparare a suonare meglio il proprio strumento. Ma se manca il direttore d’orchestra, se tardano a ingaggiarlo, o se gli danno in mano un sedano invece della bacchetta, il concerto rischierà sempre di essere da banda di paese. Se la Protezione civile non avrà di nuovo la possibilità, i mezzi e gli uomini giusti per agire nelle emergenze (quelle vere), auguriamoci che non ci siano più terremoti, alluvioni e sciagure varie. O eventi ancora più inaspettati tipo l’arrivo di stagioni che non sono più quelle di una volta. Come l’inverno. Quando succede persino che faccia freddo e nevichi.

di Gabriele Canè


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