Bologna
/ Ancona
/ Ascoli
/ Cesena
/ Civitanova Marche
/ Fano
/ Fermo
/ Ferrara
/ Forli
/ Imola
/ Macerata
/ Modena
/ Pesaro
/ Ravenna
/ Reggio Emilia
/ Rimini
/ Rovigo
Finora si pensava che Wolfgang Priklopil si fosse buttato sotto un treno, poco dopo la “fuga” di Natascha, ma l'inquirente svizzero incaricato del dossier spiega: corpo di una persona che si suicida sotto un treno finisce lontano per chilometri
Roma, 10 febbraio 2012 - Potrebbe non essersi suicidato l’aguzzino di Natascha Kampusch, la ragazzina austriaca tenuta prigioniera per otto anni in uno scantinato alla periferia di Vienna e tornata in libertà il 13 agosto 2006, quando ormai era diventata una giovane donna. E’ la tesi ipotizzata dal sito svizzero 20 Minuten, che cita l’ex presidente della Corte suprema viennese, Johann Rzeszut: “I dubbi sulla teoria del suicidio sono legittimi. Io stesso ne dubito personalmente”.
Secondo le prime note ricostruzioni, l’informatico Wolfgang Priklopil si era buttato sotto un treno, poco dopo la “fuga” di Natascha, allora 18enne, dalla casa-prigione. Il corpo dell’uomo, tuttavia, che avrebbe dovuto essere ridotto a pezzi, si trovava in buone condizioni, testa compresa.
L’inquirente svizzero Franz Kroell, incaricato del dossier, ha l’impressione di assistere a una farsa. Solleva dubbi anche la posizione del cadavere sui binari: “E’ come se qualcuno avesse voluto far riconoscere Wolfgang Priklopil in modo diretto, senza il bisogno di fare delle analisi del sangue. Il corpo di una persona che si suicida sotto un treno finisce lontano per chilometri. Non è questo il caso”, ha aggiunto Kroell.
Non convince neanche la lettera d’addio lasciata da Priklopil: in base alle analisi fatte, la grafia non sarebbe la sua. Nel possibile omicidio, il quotidiano svizzero, tira in ballo l’unico amico di Priklopil: Ernst Holzapfel, già sospettato per complicità nel rapimento di Natascha ma mai processato, che al momento della scomparsa aveva 10 anni, che si rifiuta di rilasciare commenti.
Natascha, intanto, che nel 2010 ha raccontato in un documentario alla tv tedesca il suo calvario e nel settembre dello stesso anno ha pubblicato il libro “3096 giorni” (3096 Tage), come quelli della sua prigionia, cerca di rifarsi una vita normale.