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Papa, la bufala del complotto e le manovre di palazzo

I pontificati al tramonto o comunque percepiti al tramonto (l’effetto è lo stesso) hanno da sempre scatenato gli istinti incrociati delle avverse cordate di potere vaticane

Pierfrancesco De Robertis
Pierfrancesco De Robertis

I pontificati al tramonto o comunque percepiti al tramonto (l’effetto è lo stesso) hanno da sempre scatenato gli istinti incrociati delle avverse cordate di potere vaticane. La novità delle lotte intestine a un papato nato per durare poco e che si avvia alla propria fase finale è che stavolta la gerarchia, la struttura stessa della Chiesa, pare non reggere il peso dello scontro in atto, o per lo meno attutirne l’urto all’esterno: ogni tremore filtra senza pietà, e mette alla berlina un’entità giudicata superiore anche solo perché percepita come irraggiungibile, impenetrabile e diversa da un qualsiasi altro consesso “umano” dove la lotta per il potere è fatta di colpi bassi, sferrati sovente alle spalle o sotto la cintura.


Nell’anno di grazia 2012, con un papa di 85 anni che soffre di una seria ipertensione ed è per questo giudicato un soggetto a rischio, mani misteriose recapitano in continuazione ai giornali notizie di dossier scottanti, nei quali un cardinale accusa un altro delle più svariate nefandezze (come accaduto una decina di giorni fa con la vicenda dell’ex reggente del governatorato, Viganò, rimosso contro la sua volontà e spedito a fare il nunzio a Washington) e si arriva addirittura a sganciare senza alcuno scrupolo la madre di tutte le bombe, ipotizzando un complotto contro la vita del Pontefice.

LA STORIA dell’attentato è una bufala, ma le manovre di palazzo sono vere. E in vista di un conclave che appare non lontano le vittime sono due: la prima è il vescovo di Milano, Angelo Scola, la seconda il segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Al pupillo di Giussani fino a qualche mese fa a Venezia e adesso sotto la Madonnina non può che nuocere la fama non tanto di papabile (l’avrebbe comunque, per la posizione che occupa e ha occupato) quanto l’immagine di successore designato (quasi “costruito”) da parte di un papa di transizione a sua volta di un altro pontificato.

Per l’attuale primo ministro vaticano è invece deleteria la percezione di una Curia spaccata, divisa, senza governo, patria dei veleni e dei dossier. Per ambedue le chanches di elezione si assottigliano. A portare il documento incriminato sulla scrivania del Pontefice è stato un cardinale colombiano, Castrillon, che in passato aveva già fatto parlare di sé per alcune sonore gaffes (sui lefebvriani e sui pedofili), ma soprattutto fuori dal conclave perché ultraottantenne e quindi senza più «niente da perdere». Particolari che potrebbero essere non da poco.

di Pierfrancesco De Robertis


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