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Il metro della neve

   

NON SO, forse è solo una predica o un discorso con me stesso, che andrebbe bene più alla sera che al mattino, ma mi chiedo come si sia formato quell’abisso che divide il proverbio dei nostri vecchi secondo il quale sotto la neve pane e i titoli dei giornali secondo cui la neve è un killer. Due definizioni, dietro le quali ci sono due mondi lontani, che pensano e parlano in modo diverso. In quel sotto la neve pane c’è il ringraziamento a Dio per il dono ricevuto con quella coltre bianca che protegge la terra dal gelo e riscalda la vita che si rigenera nel seme, c’è anche l’accettazione dell’attesa e dunque il rispetto per il tempo che serve, c’è il sentirsi parte del cosmo. In quella neve killer c’è l’accusa all’incolpevole, la neve non uccide, è l’uomo che può soccombere per fragilità o casualità, c’è l’esagerazione e comunque la condanna di una manifestazione naturale che dovrebbe essere solo accettata, magari interpretata in quella magica sospensione del tempo che l’accompagna, e non additata come calamità. E nemmeno usata come spettacolo per tenere su l’audience, condizione che fa dire con grottesco dispiacere al telecronista in diretta da Roma: scusate, ma la neve c’era fino a cinque minuti fa.

MI RENDO conto che non va sottovalutata l’eccezionalità e la gravità degli effetti dovuti a questa grande nevicata ma se ci pensiamo bene la colpa dei disagi non è della neve ma della nostra disorganizzazione, delle nostre pretese, della nostra incapacità, del fatto che siamo guidati non sempre da persone competenti anzi in alcuni casi fortemente discutibili perché usano la neve per mostrarsi, far parlare di sé, far carriera, esibire personalismi eccessivi. Per esempio da giorni ci troviamo alluvionati da immagini del sindaco di Roma che pesta con fierezza coltri di neve tendenti più al basso che all’alto e brandisce con maschio vigore pale di ogni tipo e forma come fossero spade. Ammiro quelle popolazioni e quegli schivi sindaci di montagna, come i nostri sugli Appenini, che hanno altri comportamenti.
Può darsi che esageri ma ritengo che anche questi dettagli e anche queste debolezze, legate a furberie o vanità, insomma quell’automatismo che induce ad usare qualunque occasione e persino la neve per mettersi in mostra e piazzarsi davanti ad una telecamera magari per sollevare polveroni polemici sia una delle cause che spiega perché il consenso verso il nostro mondo politico sia crollato a minimi impensabili finiti all’8 per cento. Che non è una tassa come l’8 per mille ma l’indice di credibilità rimasto al nostro sistema, che si ritrova con soli 8 italiani su 100 con ancora un residuo di fiducia per i partiti.


E SE È VERA e ha una fondatezza questa stima, di cui oggi godiamo grazie al nuovo corso impresso dal governo Monti, divenuta tanto eclatante da indurre a qualche motivata diffidenza per un sì repentino cambio di opinione, è bene non si dimentichi che tale rigenerazione si fonda comunque sui valori di una ritrovata serietà, che ha messo da parte risse e schiamazzi. Perciò mi pare di poter dire che se anche la neve con la sua immutevole pacatezza ci indica quel che è giusto e no, non trascuriamo l’opportunità di usarla come metro per misurare le persone che ci amministrano e distinguere quelle serie dai cialtroni.

 

di Giovanni Morandi


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