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Slogan, insulti, vetri infranti e cariche di polizia nel capoluogo ligure. Il magistrato torinese: "Dare del boia a un magistrato o a un poliziotto non è simpatico e neppure granché democratico"
Viviana Ponchia
GENOVA, 22 febbraio 2012 - LA CHIAMATA era stata diffusa via Facebook. Tutti a Genova con le bandiere No Tav ad accogliere come si deve il magistrato diventato nemico numero uno del movimento. Il procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, questa volta non ha cancellato la presentazione del suo libro, «Assalto alla giustizia», come invece era accaduto lunedì a Milano. Ma visti i precedenti attorno a Palazzo Tursi, sede del Comune, si erano preparati. Blindati, carabinieri e polizia in borghese o in tenuta antisommossa. Scene già viste, con l’assedio del centro storico di militanti dei centri sociali e supporter della causa valsusina armati di insulti, petardi e bombe carta. Sono volate bottiglie, infranto vetri della Prefettura, danneggiato un’auto e scaraventato le transenne contro gli agenti che hanno risposto tra i carrugi caricando i gruppi che si disperdevano e poi riapparivano. Si sono presentati in cento dietro lo striscione: «Caselli: Tav? Baciamo le mani. Liberi subito tutti». Ma prima avevano lasciato scritte minacciose sui muri. La blindatura da parte delle forze dell’ordine di via Garibaldi e dei vicoli che dalla Maddalena risalgono verso palazzo civico, ha fatto sì che alla fine i danni fossero tutto sommato limitati.
Con un’operazione da lui stesso definita chirurgia, Caselli il 26 gennaio aveva fatto arrestare le frange violente del movimento per gli scontri del 3 luglio 2011. L’altroieri il tribunale del riesame ha respinto la richiesta di scarcerazione di due «professionisti della violenza» capaci di andare ben oltre le scritte sui muri. Sorpreso da tanta virulena lo stesso Caselli che, dopo il forfait milanese, spiega: «Sono anni che mi muovo e parlo in mezzo a gente che talora fischia e contesta, ma non ho mai visto iniziative organizzate come queste. Non ho intenzione di coinvolgere in possibili disordini persone perbene e ignare di tutto interessate alla circolazione delle idee». Va di nuovo così: «Caselli boia», «Caselli brucerai», «Caselli ti faremo a brandelli». «Se uno si limita a protestare, fa quello che la democrazia gli consente, ma dare del boia a un magistrato o a un poliziotto non è simpatico e non mi pare un granchè democratico», commenta il magistrato.
«SONO preso di mira sistematicamente — denuncia il procuratore — vogliono impedirmi di parlare e questo non è degno di un paese civile». «Se ritiene che un pubblico incontro debba ospitare solo persone ideologicamente e politicamente affini, sembra che sia proprio lui che vuole imporre il silenzio», replicano in una lettera al Corsera gli avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini, legali di alcuni dei giovani ‘No Tav’.