Bologna
/ Ancona
/ Ascoli
/ Cesena
/ Civitanova Marche
/ Fano
/ Fermo
/ Ferrara
/ Forli
/ Imola
/ Macerata
/ Modena
/ Pesaro
/ Ravenna
/ Reggio Emilia
/ Rimini
/ Rovigo
SE QUALCUNO si fosse illuso, abbacinato dai discorsi di tanti amministratori locali che dicono di combattere gli sprechi presentando bilanci miracolosamente virtuosi, si spogli dell’ottimismo e si metta l’animo in pace: non abbiamo la sanità migliore del mondo. A furia di tagliare le spese (ma quali?) ecco il bello spettacolo che ci ritroviamo. I pronto soccorso che diventano dormitori, i malati abbandonati sulle barelle nelle astanterie per giorni, gli infermieri che si lamentano di non farcela perché sono pochi e costretti a turni massacranti, le cartelle cliniche appiccicate con lo scotch che volano per terra al frusciare di un camice. Non sono i casi clamorosi di morti imponderabili a renderci diffidenti verso un sistema che ha devastanti buchi neri e che è stato mutilato selvaggiamente nei servizi che dovrebbe invece garantire. E’ l’esempio raccapricciante di negligenza e di degrado che si consuma in un pronto soccorso, come è successo a Roma; è il servizio giornalistico che scopre piccole discariche negli scantinati di un ospedale e che nessuno rimuove; è la sofferenza di tanti lungodegenti anziani, lasciati in reparti che sembrano dotati di ogni comfort, compresa quell’aria condizionata che però in estate regolarmente non funziona.
LA CORSA a far quadrare il bilancio ha mistificato il risultato finale. Il ridimensionamento e la soppressione dei piccoli ospedali, se a tavolino ha consentito di risparmiare, in pratica ha rovesciato sul pronto soccorso un esercito di pazienti rimasti senza assistenza sul territorio. È incivile risparmiare sulla sofferenza della gente: l’articolo 32 della nostra Costituzione dice che «la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività». I fatti dimostrano che non sempre è così.
Tanti sprechi sono rimasti intatti, tante Asl hanno dilapidato soldi creando deficit vertiginosi. Un esempio: l’Azienda sanitaria 1 di Massa, in Toscana, dove è stato scoperto un buco di 300 milioni, sul quale indaga da mesi la magistratura. Come hanno fatto a spendere tutti quei soldi senza che nessuno se ne accorgesse e li fermasse? Non si saprà mai con certezza quanti sperperi fabbricano le aziende ogni anno.
È DIFFICILE nascondere la rabbia di fronte agli episodi di cronaca di questi giorni, sapendo che negli scantinati di chissà quanti ospedali sono ammucchiati strumenti acquistati per milioni di euro, in attesa di essere utilizzati. Per colpa, magari, di un ingorgo burocratico o di un dispetto fra primari. In giro per l’Italia esistono cliniche inaugurate a mai aperte, ce ne sono altre in cui vengono effettuate poche decine di interventi chirurgici all’anno, sopravvivono Asl dove gli uffici si occupano delle stesse pratiche. Soldi, soldi, soldi. Quelli che potevano servire per garantire qualche infermiere in più e tenere aperta una sala che potesse accogliere alcuni dei malati ammassati nel corridoio di un qualsiasi ospedale. Soldi che si spendono anche per un numero sproporzionato di parti cesarei, che fanno lievitare la spesa pubblica della sanità. È un sistema sanitario che va rivisto in modo organico e meno politico. E che non diventi un’altra buona scusa per inventare qualche nuovo ticket che peschi nelle nostre tasche.
di Marcello Mancini