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La beffa di Badalamenti jr.: da latitante a libero

Estinta la pena inflittagli per prescrizione

Corte d’appello di Palermo ha dichiarato estinta per prescrizione la pena inflitta a Vito Badalamenti. Il figlio di Gaetano, boss di Cinisi e capo storico della mafia siciliana (tra l'altro condannato per l'omicidio di Peppino Impastato), era inserito nella lista dei dieci latitanti più pericolosi del ministero dell’Interno, ora è un uomo libero

Gaetano Badalamenti in videoconferenza durante il processo Andreotti (Ansa)
Gaetano Badalamenti in videoconferenza durante il processo Andreotti (Ansa)

Palermo, 29 marzo 2012 - La beffa del superlatitante che non è più tale, grazie a un tratto di penna, arriva con un provvedimento di poche righe, con cui la prima sezione della Corte d’appello di Palermo ha dichiarato estinta per prescrizione la pena inflitta a Vito Badalamenti.

L’uomo, che ha 54 anni e che è figlio del boss di Cinisi (Palermo) Gaetano Badalamenti, uno dei capi storici della mafia siciliana, era inserito nella lista dei dieci latitanti più pericolosi del ministero dell’Interno: ora è un uomo libero senza più alcun mandato di cattura che possa inseguirlo.

Quello di Badalamenti, grazie all’ordine alfabetico, era il primo dei nomi di un elenco che comprende altri due siciliani (tra cui Matteo Messina Denaro, l’inafferrabile primula rossa di Castelvetrano), tre calabresi, tre campani e un sardo. Ora il figlio di don Tano dovrà essere depennato dalla lista, in cui era stato inserito sebbene condannato a soli sei anni di reclusione, nel maxiprocesso-quater, l’ultimo dei giudizi istruiti dal pool di Falcone, Borsellino e del giudice istruttore Leonardo Guarnotta, oggi presidente del tribunale di Palermo, che firmò il rinvio a giudizio del “quater”. Proprio per sfuggire alla cattura, Badalamenti jr si diede alla latitanza, nel 1995: fu così condannato in contumacia, e la pena nei suoi confronti divenne definitiva il 17 dicembre 1999.

I difensori del mafioso di Cinisi, gli avvocati Paolo Gullo e Vito Ganci, hanno atteso pazientemente dodici anni, il doppio della pena inflitta, e poi, dopo il 17 dicembre dell’anno scorso, hanno chiesto ai giudici di Palermo di dichiarare estinta per prescrizione la pena stessa. Un meccanismo del resto già applicato, ad esempio, nel processo per la strage di Primavalle, in cui gli assassini di Stefano e Virgilio Mattei se la cavarono allo stesso modo, grazie al decorso del tempo e al fatto che la pena fosse rimasta “ineseguita” per oltre trent’anni.

“Tornare in Italia? Non so se lo farà, ma forse sì, perché non dovrebbe? - ha detto l’avvocato Paolo Gullo -. In questi anni Vito Badalamenti è stato in Australia, io l’avevo sempre detto. Ma avevo pure detto che è innocente”.

Badalamenti jr fu arrestato e scontò oltre cinque anni di carcerazione preventiva negli Stati Uniti, perché coinvolto nel processo su un maxitraffico di stupefacenti denominato Pizza Connection, in cui fu imputato anche “don Tano”: padre e figlio ebbero però sorti processuali differenti.

Il primo, catturato in Spagna nel 1978 e subito estradato negli Usa, fu infatti condannato a 43 anni di carcere e concluse i suoi giorni in un carcere del New Jersey, a Fairton, il 1° maggio 2004; il figlio fu invece assolto. Gaetano Badalamenti fu condannato anche in Italia, in contumacia, per l’omicidio del militante di Democrazia proletaria Peppino Impastato. La vicenda fu portata sul grande schermo col film “I cento passi”, la breve distanza che separava la casa del mafioso da quella di Impastato. La palazzina del boss e della moglie Teresa Vitale è stata confiscata ed è divenuta un museo della memoria. Ora Badalamenti jr, se vorrà, potrà tornare in paese.


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