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L'ad del Bari: "Noi parte offesa"

Garzelli: "Non possiamo pagare due volte, noi siamo retrocessi"

Sono le parole del direttore generale del Bari, Claudio Garzelli, intervistato da Radio Sportiva

Andrea Masiello ai tempi del Bari (Prisma)
Andrea Masiello ai tempi del Bari (Prisma)

Bari, 2 aprile 2012 - “Questi provvedimenti, per i quali umanamente posso essere dispiaciuto, non modificano in nessun modo lo scenario che si è creato intorno alla nostra societa’”. Sono le parole del direttore generale del Bari, Claudio Garzelli, intervistato da Radio Sportiva. “Abbiamo assunto una posizione molto decisa e forse siamo stati i primi a ipotizzare un reato di truffa nei nostri confronti da parte di tutte quelle persone che hanno gravitato intorno ai nostri calciatori - continua - Abbiamo chiesto il permesso alla Federcalcio di denunciare per truffa anche alcuni calciatori, e questo non fa altro che confermare la nostra posizione di parte offesa. E’ una posizione condivisa anche nell’ultimo congresso Uefa, che pensava di rivisitare il concetto di responsabilità oggettiva. Chi sa di calcio sa che in una squadra che è già retrocessa a febbraio l’atteggiamento e la determinazione calano. Le tensioni erano forti, ma questa è una situazione assolutamente comune quando ci sono questi risultati, quindi andare a pensare che dietro ogni risultato negativo ci possa essere un’organizzazione non è possibile”.

Garzelli parla anche di Andrea Masiello, finito in manette: “Al di là di alcuni comportamenti discutibili perché legati ad alcune diatribe interne, non ho mai avuto motivo di pensare che lo stesso Masiello potesse essere coinvolto in situazioni fraudolente”.

Garzelli nega che il comportamento dei giocatori possa essere stato determinato da problemi economici: “Nel momento in cui i calciatori avrebbero commesso questi atti avevano preso tutto quello che dovevano avere: a febbraio avevano ricevuto tutti i compensi regolari e tutti i premi della salvezza dell’anno precedente. Oltretutto guadagnavano moto bene, e i problemi di quest’anno sono proprio figli delle alte retribuzioni dei nostri calciatori. Ci si sta cominciando a chiedere fino a che punto la responsabilità oggettiva sia utile e giusta quando le società sono truffate dai propri giocatori. Il concetto di truffa si attaglia bene a chi ci inganna dopo essersi battuto le mani sul petto. Le società di calcio non possono pagare due volte, noi siamo retrocessi e abbiamo già pagato tantissimo in termini economici per l’attività fraudolenta dei nostri calciatori”.


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