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Salva la legge italiana sull’aborto. La decisione della Corte Costituzionale ha scatenato varie reazioni. Soddisfazione a sinistra, Diliberto: "Conquista di libertà". Turco: "Legge inattaccabile". Pdl, Mantovano: "Decisione pilatesca"
Roma, 20 giugno 2012 - Salva la legge italiana sull’aborto. Lo ha deciso la Corte Costituzionale che oggi in Camera di Consiglio ha esaminato il ricorso presentato dal Giudice tutelare del Tribunale di Spoleto in merito al caso di una sedicenne, F.N., che aveva chiesto di sottoporsi a interruzione volontaria della gravidanza senza il coinvolgimento dei genitori. La questione di legittimità costituzionale è stata dichiarata “manifestamente inammissibile” dalla Consulta.
Il quesito è stato sollevato in particolare relativamente all’articolo 4 delle legge 194 del 1978 sull’aborto, ‘cuore’ della normativa che recita: “Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi 90 giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge a un consultorio pubblico, o a una struttura sociosanitaria a ciò abilitata dalla Regione, o a un medico di sua fiducia” per procedere con l’aborto.
Secondo il giudice che si è rivolto alla Consulta ci sarebbe potuta essere “incompatibilità” con gli articoli 2 (diritti inviolabili dell’uomo) e 32 (tutela della salute) della Costituzione italiana e con “la definizione e la tutela dell’embrione umano enunciate dalla Corte di giustizia europea in sede di interpretazione del divieto di brevettabilità delle utilizzazioni di embrioni umani a fini industriali e commerciali”.
La Corte Ue aveva infatti definito un embrione umano "qualunque ovulo umano fin dalla fecondazione, qualunque ovulo umano non fecondato in cui sia stato
impiantato il nucleo di una cellula umana matura e qualunque ovulo umano non fecondato che, attraverso partenogenesi, sia stato indotto a dividersi e svilupparsi", e dunque, soggetto da "tutelarsi in maniera assoluta".
Per il giudice umbro, se dunque l'embrione umano "deve ritenersi correttamente qualificabile come 'uomo', seppur 'in fieri', per il diritto vivente europeo - si legge
nell'ordinanza di rinvio della questione alla Consulta - necessaria conseguenza logico-giuridica è il ritenere costituzionalmente illegittima qualsivoglia norma di legge che, prevedendo la facoltà di addivenire alla volontaria distruzione dell'embrione umano, leda irreparabilmente quel diritto alla vita che è il primo fra i diritti inviolabili dell'uomo". Ipotesi che la Consulta ha deciso di non ammettere.
IL PRESIDENTE MIRABELLI: DECISIONE PROCESSUALE, NON DI MERITO - La richiesta formulata dai servizi sociali che a nome della minorenne si sono rivolti al giudice tutelare riguardava ‘’non l’autorizzazione ad abortire’’, ma investiva quindi solo ‘’la maturita’ della minorenne a decidere’’. Lo afferma il presidente emerito della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli, fornendo una spiegazione tecnica della decisione presa oggi dalla Consulta in merito alla legge 194 sull’aborto. E specificando che c’è già in precedenti occasioni l’orientamento della Corte era stato il medesimo rispetto ad istanze pervenute da giudici tutelari su questioni analoghe.
"La decisione assunta dalla Consulta è di natura processuale, e non di merito - prosegue Mirabelli - e riguarda in via preliminare quale sia, in casi di questo tipo, il ruolo del giudice tutelare. Quest’ultimo non è chiamato ad autorizzare o meno la minore, cioè non partecipa alla volonta’ abortiva della minorenne, deve solo verificarne la adeguata maturità". Questo non vuol dire che, in se stesso, il tema sollevato dal giudice tutelare non abbia una sua ‘’consistenza nel merito’’. ‘’Il giudice - osserva Mirabelli - ha posto un quesito e poteva farlo. Ha agito facendo leva su un orientamento della Corte europea che su un’altra materia, ossia la brevettabilità degli embrioni, ha ritenuto che l’embrione sia un soggetto da tutelare’’.
LE REAZIONI
DILIBERTO: CONQUISTA DI LIBERTA' - “La legge 194 e’ stata una conquista di libertà epocale per il nostro Paese. Chi ha tentato di metterla in discussione ci vuole riportare indietro di piu’ di 30 anni. La Consulta, con la decisione di oggi, ha impedito questo scempio” Cosi’ Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci.
TURCO: 194 INATTACCABILE - “Bene la Consulta. Si dimostra ancora una volta che l’impianto della legge 194 e’ inattaccabile perché basata su un giusto equilibrio fra la scelta e la salute della donna e la tutela della vita”. Lo dice Livia Turco del Gruppo Pd della Camera.
FERRERO: PLAUSO ALLA CONSULTA - “Un plauso alla Corte costituzionale che ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimita’ costituzionale dell’art. 4 della legge 194. La 194 non si tocca: bene che la Consulta abbia respinto questo tentativo, l’ennesimo, di attacco all’autodeterminazione delle donne. È un messaggio di civilta’ importante in un momento come questo in cui la Costituzione viene pesantemente manomessa dal parlamento in assenza di qualsiasi confronto pubblico”. Lo dice Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista.
VENDOLA - “Cercavano di affossare legge di civiltà contro dramma aborto e di rimettere il corpo delle donne sul banco degli accusati. Non ci sono riusciti”. Lo ha affermato il leader Sel Nichi Vendola, commentando il no della Corte Costituzionale sulla questione di costituzionalità sollevata nei confronti della legge 194 del 1978.
MANTOVANO: DECISIONE PILATESCA - “La decisione della Corte costituzionale di dichiarare inammissibile la questione di legittimità dell’art. 4 della legge italiana sull’aborto, sollevata dal giudice di Spoleto, è in linea col tratto pilatesco che la Consulta ha (quasi) sempre seguito ogni qual volta si e’ interessata della legge 194/1978”. Cosi’ Alfredo Mantovano coordinatore politico Circoli ‘Nuova Italia’. “L’elemento di continuità della pronuncia odierna- prosegue- sta nel rifiuto, ancora una volta, di entrare nel merito, cioè di occuparsi della questione cruciale di quando inizia la vita, e quindi del senso della espressione, contenuta in altra legge italiana (la legge 40/2004), “diritti del concepito”. L’elemento di novità sta nel fatto che le importanti affermazioni sulla tutela della vita nascente contenute in una recente sentenza della Corte europee dei diritti dell’uomo non hanno minimamente scalfito l’orientamento costituzionale: segno che un’altra espressione in uso, ‘ce lo chiede l’Europa’, vale a corrente alternata. Quella di oggi è stata una occasione persa per la Consulta; per chi ritiene che la vita sia il fondamento del vivere civile e’ uno sprone in più per proseguire una fondamentale battaglia culturale e di aiuto sociale”.
MOVIMENTO VITA: 194 ULTIMO TABU' - “E’ dal 1980 che la Corte Costituzionale riesce a non dirci, con espedienti procedurali vari, se l`aborto come disciplinato nei primi tre mesi di gravidanza conforme alla Costituzione oppure no”. E’ il commento di Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita, sulla decisione di in merito al ricorso del giudice tutelare di Spoleto: “Come in almeno altri 25 casi precedenti, anche questa volta la Corte ha accuratamente evitato di entrare nel merito. Per dirla in modo semplice, alla domanda del giudice ha risposto: non posso darti una risposta nè in un senso nè nell`altro. Quali siano i motivi che rendono impossibile il discernimento, non è dato sapere”.
“Fatto sta - continua Casini - che questioni che avrebbero potuto mettere in crisi la legge 194 sono rimaste in questi trent`anni e passa senza risposta. Ma al tempo stesso significa anche che neppure la Costituzionalità della legge 194 stata mai dichiarata”. “Ma prima che la legge entrasse in vigore, la Corte aveva parlato: basta rileggere la decisione del 1975 e gli articoli 4 e 5 della legge successivamente approvata, per capire che la illimitata facoltà della madre di sopprimere il proprio figlio contrasta con la Costituzione e contrasta con il giudizio della Corte. Un giudizio che ora, a legge trasformata nell`ultimo tabù, diventato ingombrante ma che al tempo stesso non si può nè dimenticare nè smentire. Meglio decidere di non decidere”.
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