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Ilva, il Riesame conferma
il sequestro di Taranto
ma per risanare l'impianto

Clini: decreto a firma del Quirinale

Il tribunale del Riesame ha confermato il decreto di sequestro dello stabilimento siderurgico, finalizzato non alla chiusura ma alla messa a norma degli impianti inquinanti. Ferrante nominato custode giudiziario: "Taranto resta strategica"

Un caschetto dell'Ilva (foto Ansa)
Un caschetto dell'Ilva (foto Ansa)

Taranto, 7 agosto 2012 - Il tribunale del Riesame ha confermato il decreto di sequestro dello stabilimento siderurgico di Taranto, finalizzato non alla chiusura ma alla messa a norma degli impianti inquinanti.

Concessa, dunque la facoltà d’uso degli impianti ma solo per l’adeguamento dei sistemi alle norme anti inquinamento. I giudici si sono espressi anche sulle richieste di scarcerazione degli otto tra dirigenti ed ex dirigenti. Ai domiciliari restano Emilio e Fabio Riva e il direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso. Gli altri cinque dirigenti sono stati scarcerati.

I giudici hanno anche nominato Bruno Ferrante - che ieri aveva avvisato: "Chiudere Taranto significa chiudere Genova e Novi" - quale nuovo custode giudiziario dello stabilimento. Il provvedimento del Riesame è stato depositato poco fa.

CLINI - "Se capisco bene il sequestro ai fini del risanamento dà un’indicazione positiva, che spero venga accolta anche dall’impresa", ha commentato il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini. Clini ha precisato di non aver letto il dispositivo ma ha aggiunto: "Spero che la disposizione possa aprire un percorso coerente con il lavoro che stiamo facendo con la Regione Puglia e con le iniziative che stiamo prendendo insieme al nuovo presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, che ieri a Bari hanno portato a definire una prima concreta lista di interventi per il risanamento ambientale dello stabilimento".

"Sono abbastanza ottimista rispetto alla possibilità che il nostro lavoro prosegua nella direzione concordata nei giorni scorsi", ha aggiunto. Clini ha anche spiegato che "il decreto sull’Ilva è alla firma del presidente della Repubblica" e ha confermato che le risorse ammontano a 336 milioni di euro. "Risorse - ha spiegato - finalizzate al risanamento ambientale dell’area di Taranto, al di fuori dell’Ilva, come il quartiere Tamburi o altri spazi pubblici contaminati e preziosi per la città, come il Mar Grande, il Mar Piccolo e le aree portuali. E’ un intervento che punta a mettere in sicurezza il territorio - ha concluso - a prescindere dagli interventi che Ilva e le altre aziende devono fare sui loro impianti".

FERRANTE - Non contento dell'ordinanza del Tribunale, invece, il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, che tuttavia vede il bicchiere mezzo pieno. "Se dicessi che sono soddisfatto direi una grossa bugia, ma non si parla più di chiusura e di interruzione dell’attività, si parla di utilizzo dell’impianto per la sicurezza e risanamento ambientale", ha dichiarato. "Avremo - ha aggiunto - incontri con i tecnici per capire come atteggiare la nostra azione".

Ferrante ha poi incontranto i sindacati ("Abbiamo ragionato con i sindacati dell’Ilva sul significato della decisione del tribunale") e ribadito che anche oggi in fabbrica la produzione prosegue regolarmente. Il compito dell’Ilva deve essere di "fare sintesi tra valutazioni diverse", e dagli incontri tecnici in corso a Bari "credo che avremo un pacchetto di iniziative che vanno in direzione delle indicazioni date dal gip nel provvedimento di sequestro". "Taranto - ha ribadito - resta strategica per tutto il gruppo Riva, dobbiamo proseguire il cammino".

BURLANDO - All’Ilva di Taranto serve un accordo come quello fatto a Genova per lo stabilimento di Cornigliano: ne è convinto il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando. "Ferrante ha detto quanto ho detto io ai lavoratori: bisogna fare un accordo tra istituzioni, azienda e sindacati per mettere in sicurezza l’impianto dal punto di vista ambientale, e garantire cosi’ il proseguimento dell’attività lavorativa".

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