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Case, caro-mutui: tassi aumentati del 103%
Gli italiani sborsano un terzo del reddito

Confartigianato: crisi per l'edilizia, persi 97.800 posti

A maggio 2012 le vendite di case sono scese del 17,8%, mentre il tasso d’interesse sui prestiti alle famiglie si è attestato al 4,12%

Operai a lavoro in cantiere (Luca Castellani/Fotocastellani)
Operai a lavoro in cantiere (Luca Castellani/Fotocastellani)

Roma, 18 agosto 2012 - Confartigiano lancia l'allarme: nel nostro Paese crollano le vendite di case, ma non si arresta il caro-mutui. A maggio 2012 le compravendite scendono del 17,8%, mentre il tasso d’interesse sui prestiti alle famiglie si attesta al 4,12% (+103% su un anno). Una situazione difficile, perché gli italiani per pagare devono sborsare il 30,9% del reddito.

Le cifre dell'associazione di categoria parlano chiaro: tra giugno 2011 e giugno 2012 le imprese del settore costruzioni, pari a 899.602, sono diminuite dell’1,36%. In calo dell’1,17% anche le imprese artigiane, che sono la fetta più consistente del settore edile: 577.588, vale a dire il 64,2% del totale. Negative le conseguenze sull’occupazione: tra giugno 2011 e marzo 2012 è diminuita del 5,1%, pari a 97.800 posti di lavoro in meno.

Per quanto riguarda i tassi, Confartigianato mette in luce che quello sui mutui alle famiglie per l’acquisto di abitazioni è sensibilmente sceso fino al minimo di 2,51% in giugno 2010: successivamente è tornato a crescere, ma a maggio 2012 si attesta sul 4,12%. Il tasso medio sui mutui a maggio 2012 è così di 103 punti base superiore rispetto a un anno fa e di 161 punti base superiore rispetto al precedente punto di minimo di giugno 2010.

TOP INCIDENZA IN LOMBARDIA - A fine 2011 lo stock di mutui alle sole famiglie consumatrici (al lordo delle cartolarizzazioni e per gli ultimi dati disponibili) - dice Confartigianato - è pari a 317.868,7 milioni di euro, ripartiti per l’80,7% nel Centro-Nord e per il restante 19,3% nel Mezzogiorno. Cinque regioni assorbono complessivamente il 63,2% dello stock dei mutui alle famiglie: la Lombardia (24,0%), Lazio (12,7%), Emilia-Romagna (9,5%), Veneto (9,3%) e Piemonte (7,7%).

Per quanto riguarda la dinamica su base annuale dello stock, a fronte di un aumento nazionale del 3,9%, l’aumento maggiore è quello di 4,8% registrato nel Mezzogiorno, seguito dal Centro a +4,4%, Nord-Ovest e Nord-Est entrambi sul +3,5%. A livello regionale gli aumenti maggiori sono quelli di Abruzzo (9,7%), Trentino-Alto Adige (8,9%) e Umbria 7,6% mentre in coda si trovano Emilia-Romagna (2,4%), Liguria (2,9%) e Valle d’Aosta (3,1%).

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