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Caso Alcoa, stamane incontro convocato dalla Regione nella propria sede romana cui partecipano rappresentanti di Alcoa e di una delle società interessate all’acquisto, la svizzera Glencore
Cagliari, 7 settembre 2012 - Hanno trascorso la terza notte a oltre 60 metri d’altezza sulla cisterna della fabbrica di Portovesme (Sulcis) i tre operai dell’Alcoa che protestano per ottenere l’interruzione della procedura di fermata dell’impianto. Ma, benchè llentato, lo spegnimento delle celle elettrolitiche per la produzione dell’alluminio primario prosegue, in questa fase al ritmo di sei al giorno fino a lunedì prossimo, quando in un incontro a Roma saranno chiarite le reali probabilità di vendita della fabbrica.
Se lunedì Alcoa non riceverà proposte d’acquisto concrete, lo spegnimento dell’impianto subirà una nuova accelerata, in modo che la fabbrica si fermi entro metà ottobre.
Stamane incontro convocato dalla Regione nella propria sede romana cui partecipano rappresentanti di Alcoa e di una delle società interessate all’acquisto, la svizzera Glencore, che controlla il vicino stabilimento della Portovesme srl, unico produttore di piombo e zinco in Italia.
“C’è un filo di ottimismo dopo le manifestazioni d’interesse di cui ha parlato ieri il governo”, riferisce Massimo Cara della Rsu di Alcoa, da quattro giorni in contatto costante con i tre colleghi sul serbatoio che ieri hanno ricevuto dai vigili del fuoco, su disposizioni della prefettura di Cagliari, delle imbragature di sicurezza. Sta meglio l’operaio con problemi di cuore che ieri è stato visitato dal medico dell’azienda e ha rifiutato l’invito a scendere per essere sottoposto ad accertamenti nell’infermeria dello stabilimento. Ed è sfebbrato il collega che ieri, dopo una giornata di digiuno e una notte sotto la pioggia, si era ritrovato con qualche linea di febbre.
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