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Caso Sallusti, colpo di scena
si autodenuncia Farina
Napolitano-Severino:
"Via le norme sul carcere"

Napolitano e Severino: "Modificare la legge sulla diffamazione". Vietti: "Resta reato grave"

Nuovi colpi di scena nel caso-Sallusti: il deputato Pdl Renato Farina ammette di essere l’autore dell’articolo incriminato, chiede la Grazia a Napolitano o la revisione del processo. E stamattina nuova udienza a carico di Sallusti per omesso controllo

Renato Farina (Imagoeconomica)
Renato Farina (Imagoeconomica)

Roma, 27 settembre 2012 - Nuovi colpi di scena nella vicenda della condanna a 14 mesi di carcere per omesso controllo al direttore del Giornale Alessandro Sallusti. Mentre si 'autodenuncia' il vero autore dell'articolo contestato, firmato Dreyfus - è il deputato Pdl Renato Farina - proprio stamattina in Tribunale a Milano va in scena una nuova udienza in cui Sallusti deve rispondere di omesso controllo in relazione a un altro articolo. Infine l'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli annuncia che chiederà la grazia a Napolitano per Sallusti.

L'AUTODENUNCIA -  “Quel testo a firma Dreyfus l’ho scritto io e me ne assumo la piena responsabilità morale e giuridica”. Renato Farina, intervenendo in aula alla Camera, ha ammesso di essere l’autore dell’articolo alla base della condanna che potrebbe costare il carcere a Alessandro Sallusti.

“Intervengo per un obbligo di coscienza e per ragione di giustizia”, ha detto il deputato del Pdl chiedendo la parola poco prima di una pausa nel corso della discussione in aula della legge sui condomini. “Se Sallusti conferma la sua intenzione di rendere esecutiva la sentenza accadrà un duplice abominio: sarebbe sancito con il carcere l’esercizio del diritto di opinione e Sallusti finirebbe in prigione per errore giudiziario conclamato”, ha spiegato Farina chiedendo tra l’altro “per Sallusti la grazia al capo dello Stato” oppure che “si dia spazio alla revisione del processo. Se qualcuno deve pagare per quell’articolo, quel qualcuno sono io”.

NUOVO CASO PER SALLUSTI - Questa mattina in Tribunale a Milano  nuova udienza in cui il direttore dimissionario del ‘Giornale’ Alessandro Sallusti, risponde per il reato di omesso controllo. I fatti risalgono al 2007, quando Sallusti ricopriva la carica di direttore di ‘Libero’ e si riferiscono a una presunta diffamazione nei confronti di un magistrato della Procura militare di Padova, Maurizio Lock. L’articolo ‘incriminato’ conteneva un’intervista al generale Antonio Pappalardo. Sallusti è stato rinviato a giudizio con l’accusa di omesso controllo.

NAPOLITANO E SEVERINO - In un incontro al Quirinale, Giorgio Napolitano e Paola Severino “hanno convenuto sulla esigenza di modifiche normative in materia di diffamazione a mezzo stampa, tenendo conto delle indicazioni della Corte europea di Strasburgo, non escludendo possibili ricadute concrete sul caso Sallusti”, si legge in un comunicato del Quirinale.

“La pena detentiva deve essere sempre l’extrema ratio”, ha detto il Guardasigilli Paola Severino, interpellata dai cronisti in Senato sul caso Sallusti, spiegando che “se ci sono altri percorsi è bene seguirli”. Secondo il ministro, “c’e’ la possibilità di intervenire sul tema della responsabilità del direttore, su cui anche la Corte di Strasburgo e’ intervenuta”. “Credo - ha spiegato il ministro Severino - che il repechage del provvedimento pendente in Parlamento potrebbe consentire una soluzione rapida con sede deliberante in commissione. I mezzi per intervenire ci sono, le posizioni sembrano convergenti e i tempi sono maturi”.

FNSI - "Potrebbe essere la Fnsi, nell’interesse di tutti evidenziato dal caso Sallusti, a chiedere la grazia al Capo dello Stato per il direttore del Giornale condannato a 14 mesi di reclusione" ha detto ad Aosta il segretario generale della Federazione della stampa, Franco Siddi, a margine di un incontro pubblico. "Sono pronto - ha aggiunto Siddi - a considerare anche questa ipotesi perché si ponga riparo agli effetti di una legge mostruosa che prevede la galera per quelli che vengono definiti reati di opinione".

L'APPELLO DI CASTELLI  - “Troppi giornalisti diffamano e dovrebbero darsi un’etica, io sono stato spesso diffamato, d’altro canto va difesa la liberta’ di stampa. Mi permetto di dire a Napolitano di dare la grazia a Sallusti per risolvere il problema. Sulla questione della liberta’ di stampa andrebbe aperto un serio dibattito nel Paese”. Queste le parole di Roberto Castelli (LN) ospite nello studio di Tgcom24, sul caso Sallusti.

VIETTI - “Non perdere di vista il quadro giuridico vigente, pur “confidando che il legislatore lo modifichi”, mantenendo fermo “il giudizio di disvalore per la lesione dell’altrui reputazione e nel rispetto del principio di uguaglianza”. Questa la raccomandazione del vicepresidente del Csm Michele Vietti che interviene così nel dibattito sul carcere ad Alessandro Sallusti dopo la condanna per diffamazione. “Molti degli appelli al cambiamento - rileva Vietti - provengono da chi ha il potere di farlo”.

Il numero due di Palazzo De Marescialli esprime “solidarieta’ umana” nei confronti del direttore del ‘Giornale’, ma sottolinea che “è improprio fare riferimento alla legislazione del periodo fascista perche’ il codice Rocco prevedeva, nel caso di diffamazione a mezzo stampa, una pena alternativa tra quella pecunaria e quella detentiva. L’introduzione del cumulo necessario tra le due pene risale alla legge 47/1948”. Vietti, inoltre, ricorda che anche il giudice di primo grado che si occupo’ della vicenda Sallusti, condannando il giornalista soltanto al pagamento di 5000 euro di multa, “da’ atto nella sua sentenza di aver erroneamente omessa l’applicazione della pena detentiva, applicando solo quella pecunaria. Il giudice d’appello - rileva Vietti - confermando la responsablità del direttore, ha necessariamente irrogato, in accoglimento dell’appello del pm, anche la pena detentiva, ritenendo altresì di non concedere nè le attenuanti generiche ne’ la sospensione condizionale. La Corte di Cassazione - conclude il vicepresidente del Csm - ha confermato la sentenza d’appello”.

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