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Nell'inchiesta emerge un duplice filone: centroamericano, nel quale torna alla ribalta Walter Lavitola; e sudamericano, che vedrebbe coinvolto anche il presidente degli industriali partenopei Paolo Graziano. Nota di Finmeccanica: "Nessun compenso pagato per intermediazione"
Napoli, 23 ottobre 2012 - L'ex direttore commerciale di Finmeccanica, Paolo Pozzessere, ancora in servizio nella società come senior advisor per i rapporti con la Russia, è stato arrestato nell'ambito della inchiesta della procura di Napoli su forniture a Panama. Nella stessa inchiesta ma sul filone brasiliano risultano indagati l'ex ministro Claudio Scajola, il suo presunto portavoce Nicolucci e il presidente degli industriali partenopei Paolo Graziano. A inguaiare Scajola un presunto tentativo di mediazione.
"FINMECCANICA NON HA PAGATO ALCUN COMPENSO PER INTERMEDIAZIONE" - Sul merito la società non ha tardato a dare un chiarimento: Finmeccanica - si legge in una nota - non ha pagato alcun compenso per intermediazione. La precisazione è in relazione alla misura cautelare disposta oggi dalla Procura di Napoli nei confronti di Paolo Pozzessere e all’ipotesi di pagamento di tangenti da parte del Gruppo Finmeccanica per l’ottenimento di tre contratti di fornitura stipulati nel 2010 da Selex Sistemi Integrati, Telespazio Argentina ed AgustaWestland con il governo panamense, per un importo complessivo di circa 180 milioni di euro. “Nessun compenso - precisa Finmeccanica - è stato pagato da Finmeccanica o da Societa’ del Gruppo in relazione a, o comunque in connessione con, i contratti sopra citati”.
PARLA SCAJOLA - L'ex ministro si dice "sereno" e anche se spiega che "non capisco cosa ci sia dietro" assicura che "da adesso sono a disposizione dei magistrati, se volessero sentirmi sull'argomento". Il politico ligure afferma "che nell'ambito delle competenze di ministro dello Sviluppo economico ho girato il mondo sempre nel rispetto delle leggi e delle regole e ho sempre svolto questi compiti alla luce del sole e in incontri ufficiali". Inevitabile la postilla: "Non ammetto alcuna speculazione vergognosa. Non ho alcun portavoce che si chiama Nicolucci. Conosco un deputato con quel cognome, ma - sottolinea - non ho mai avuto un portavoce con questo nome". Il portavoce di Scajola, Nicolucci, si dice a disposizione dei magistrati, ma afferma di non comprendere quale possa essere il suo ruolo nella vicenda.
FILONE PANAMA - L'accusa di corruzione internazionale mossa dai magistrati coordinati da Francesco Greco all'ex direttore commerciale di Fimeccanica, Paolo Pozzessere, riguarda in particolare le forniture effettuate da Agusta Westland, Selex e Telespazio al governo di Panama nell'ambito di accordi stipulati con lo Stato italiano. Quegli accordi sarebbero avvenuti attraverso la società panamense Agafia, destinataria di compensi per intermediazione che per i magistrati era riconducibile ad un politico panamense ed era interposta nelle forniture attraverso l'attività del faccendiere Walter Lavitola, all'epoca consulente di Finmeccanica.
L'ARRESTO DI POZZESSERE - Il gip Dario Gallo sostiene che il provvedimento di custodia cautelare si è reso necessario perché Pozzessere era pronto a scappare. Una delle circostanze che ha spinto il gip a procedere è il viaggio in Russia prenotato per l'imminente ponte di Ognissanti. Gli inquirenti ipotizzano che il viaggio non sia legato esclusivamente a ragioni di lavoro ma anche a una presunta “necessità di stare fuori dall’Italia in una fase calda dell’inchiesta”. Il carcere è anche una misura "idonea, adeguata e proporzionata" alla gravità dei fatti.
E LUI TIRA IN BALLO IL SENATORE CASELLI - Pozzessere ai pm ha detto ai pome che il senatore Pdl Esteban Caselli, eletto nella circoscrizione dell’America Meridionale, avrebbe chiesto una "provvigione" a Finmeccanica per la vendita di un elicottero al ministero dell’Interno. Pozzessere ha aggiunto che l'affare non sarebbe poi andato in porto.
COLPO DI SCENA - C'è poi il filone brasiliano. Perquisizioni sono in corso a Napoli anche nell'abitazione del presidente degli industriali Paolo Graziano. Anche il numero uno degli industriali partenopei sarebbe indagato in questo filone di inchiesta.
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