Roma, 17 aprile 2014  - “Noi auspichiamo che sia un porto italiano” a ospitare lo smaltimento della Concordia, ma “da 25 anni non facciamo smantellamento di navi e quelle militari le portiamo in Turchia, quindi non capisco perché ora ce ne scandalizziamo”. E’ quanto affermato dal capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, durante un’audizione in commissione Ambiente della Camera. “Al momento le opzioni sono due: una soluzione italiana e una turca, con la prima che prevede una rimozione col traino e la seconda con l’ausilio della Vanguard (, ndr): dall’armatore ci aspettiamo non soltanto l’indicazione di una soluzione ma una corposa documentazione che illustri rischi e problematiche legate alle due soluzioni”, ha spiegato Gabrielli, ricordando che “sono state mandate comunicazioni a una trentina di porti nel mondo per avere manifestazioni di interesse. In 13 hanno risposto positivamente, di cui 4 italiani e gli altri tra Turchia, Norvegia, Gran Bretagna e Cina”.

Il prefetto ha anche rivelato che “attualmente il paese meglio attrezzato in Europa è la Norvegia, dove si parla di prezzi che sono al di sotto di quelli turchi, ma risulta troppo distante”, mentre lo smaltimento nei porti italiani è più costoso “perché l’approccio dei progetti italiani non è di smantellamento ma di costruzione, e prevedono l’allestimento dei cantieri come se dovessero costruire e non smantellare”.

Facendo un confronto con i porti italiani che si sono candidati allo smaltimento, Gabrielli ha riferito che “Palermo si è reso non più disponibile, e quindi ne rimangono tre: Civitavecchia è una soluzione assolutamente fuori mercato perché il costo complessivo sarebbe di 200 milioni di dollari contro i 40 milioni di dollari per la Turchia, e il doppio di Piombino e Genova; nel mezzo quindi ci sono queste due ultime soluzioni, tra le quali non c’è molta differenza in termini di costi”.

“Il porto di Piombino non ha il bacino” sufficiente per accogliere le operazioni di smaltimento della Concordia, “e per quello che io so l’armatore considera questa soluzione problematica, perche’ meno supportata sul fronte delle tempistiche di smantellamento e sotto il profilo della sicurezza delle operazioni”.