FIORI. NATURA E SIMBOLO DAL SEICENTO A VAN GOGH
Tre capolavori ed un mistero per una mostra

FORLI'
Un percorso che ruota intorno al tema dei fiori e che parte da un'opera in cerca di un autore. Si tratta della "Fiasca fiorita" conservata nei musei di Forlì ed esposta come "cuore" propulsore della mostra "Natura e simboli dal Seicento a Van Gogh". Un piccolo quadro dove da un fiasco impagliato spunta un mazzo primaverile. Un enigma della storia dell'arte ed un rebus in cerca di soluzioni tra gli esperti. Tutti consapevoli che si tratti un autentico capolavoro, ma tutti incerti della reale attribuzione dell'opera.Natura morta di un artista poi divenuto celebre e famoso per altri soggetti?Oppure prova di un pittore maestro di figure o paesaggi?Italiano? Fiammingo? Nord europeo?
Tanti gli interrogativi con un'unica risposta: la "Fiasca fiorita" è un vero capolavoro. Uno di quei piccoli quadri in grado di sprigionare autentica magia, profondo incanto, stupita meraviglia.
Perfetto, essenziale, forte e delicato: una sintesi della vita in pochi centimetri di tavola dipinta. Con un'escamotage prospettico che fa dilatare anche lo spazio dove è posta la Fiasca: una tavola sovrapposta al sostegno e leggermente girata crea anche uno spazio nel quale la fiasca troneggia e fa sfolgorare i fiori colorati sullo sfondo scuro.
Al centro una fessura dalla quale esce un filo dell'impagliatura insieme a poche gocce. Un taglio che richiama l'attenzione e che potrebbe fare ipotizzare anche un'altra lettura, in chiave simbolica o cristologica.
Ovvero la fiasca come il Cristo nel dolore della morte e i fiori come l'immagine della resurrezione e le gocce come l'acqua e il sangue dal costato ferito. Infatti quelle raffigurate sono tutte piante che fioriscono insieme in Terra Santa proprio durante il periodo di Pasqua.
E la forza dell'immagine fa pensare che dietro questa fiasca ci sia un altro valore, che quella figura alluda e apra ad altre realtà.Lo scuro e il colore delicato dei fiori: la vita e la morte, la speranza e il dolore, il bene e il male.Poi la forza di quel taglio, di quella spaccatura che a me ricorda anche un viso.Un mistero che affascina e che resta ancora in attesa di una definizione sicura ma che rende ancora più intrigante quest'opera: vero capolavoro di un grande artista.
Dalla "Fiasca fiorita" a Pelizza da Volpedo. Un salto di due secoli, dal seicento all'ottocento, per questo secondo capolavoro: un quadro belissimo e intenso. "Ricordo di un dolore" è il titolo di quest'opera conservata nell'Accademia Carrara di Bergamo ed esposta per l'occasione nelle sale del san Domenico.Un fondo bianco sul quale si staglia una poltrona scura e su questa è adagiata una donna, Santina Negri, con lo sguardo perso nel nel vuoto: in grembo un foglio con una piccola pansè gialla che segna le pagine.
Essenziale, drammatico, intenso. C'è una donna e il suo dolore: lancinante, senza parole, senza appello. E' sola con quel dramma che rivive nell'occasione delle parole ritrovate sul foglio. Con quella piccola pansè che giganteggia. E' lei, nella minutezza del quadro, il fulcro dell'opera. E' lei che catalizza l'attenzione di chi osserva e l'azione dell'opera. E' lei che riaccende la memoria e e fa rivivere la vita. E' lei che campeggia e domina: un tocco di giallo sensuale in un bianco e nero minimale. E' lei il fuclro, il centro, il cuore.
Terzo capolavoro, con un giallo altrettanto protagonista, è il vaso di fiori di Van Gogh del 1886 conservato al Cairo. Altro salto di anni, di stile, di luoghi: stessa potenza del segno. Non sono i celebri girasoli o gli iris ma questo mazzo di campo giallo punteggiato da due papaveri rossi ha una forza enorme. La dimensione dell'opera non è grande ma quel colore supera lo spazio e va oltre. E' forza pura, energia pura, voglia di azione, voglia di danzare, voglia di urlare, ballare, scatenarsi...: è esistenza incandescente nel ribollire del colore.
La pittura si fa materia e le pennellate si aggrumano per raccontare tutta la voglia incessante di vita e il forte sentire di Vincen Van Gogh. Pittore dell'anima e del suo strazio. Uomo abbacinato dal colore e dalla sua magia. Artista inquieto e profondo cantore dell'esistenza umana.
Forlì, Musei San Domenico
Dal 24 gennaio al 20 giugno 2010
Orario di visita da martedì a venerdì: 9.30-19.00; sabato, domenica, giorni festivi: 9.30-20.00. Lunedì chiuso.
5 aprile e 31 maggio apertura straordinaria.
di Natalia Encolpio
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