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Denaro, bellezza e dannazione

Al Palazzo Strozzi di Firenze un viaggio fra arte e ricchezza

Da Botticelli a Membling, dai Medici, a Savonarola: un'irripetibile avventura di banchieri e maestri

Mostra Denaro e Bellezza
Mostra Denaro e Bellezza

Firienze, 16 settembre 2011 -  COME la “Numero Uno”, il mitico decino portafortuna tanto caro a Paperon de’ Paperoni, una piccola una moneta è il biglietto da visita della grande mostra in programma a Palazzo Strozzi da domani al 22 gennaio 2012. Il primo oggetto nella prima delle otto sale che danno vita all’esposizione, è proprio “il” Fiorino, immagine di Firenze nel mondo. E non è un caso. In quei 3 grammi d’oro zecchino è concentrato il significato - non facilissimo - della rassegna curata dalla storica dell’arte Ludovica Sebregondi e dallo scrittore e traduttore inglese Tim Parks: sacro (San Giovanni Battista, patrono della città) su una faccia, e profano, il nitido giglio, simbolo politico della città, sull’altra. Da lì prende il via “Denaro e Bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità”, otto sezioni e 107 pezzi eterogenei (codici miniati, avori, monete, monili, medaglie, tessuti, forzieri, lucchetti), ma anche tavole, affreschi staccati, sculture e dipinti di artisti del calibro di Sandro Botticelli, Beato Angelico, Piero del Pollaiolo, i Della Robbia, Lorenzo di Credi, Andrea del Verrocchio, Jacopo del Sellaio, Hans Memling, pronti a raccontare come i banchieri-mercanti fiorentini del Quattrocento riuscirono a conquistare l’Europa. Ma, soprattutto, perché decisero di investirono tanto denaro in opere d’arte. Un percorso lungo 300 anni, dal giorno di conio del primo Fiorino (correva l’anno 1252), alla morte di Botticelli, ormai “convertito” alle rigide regole di Girolamo Savonarola, nel 1510. Il frate domenicano ha infatti un ruolo determinante in questa storia: «Nel 1491, diventato priore di San Marco, iniziò a lanciare dal pulpito i suoi strali contro l’arroganza della ricchezza — racconta Ludovica Sebregondi — . A Firenze vennero organizzati i cosiddetti “roghi delle vanità” sui quali bruciarono infiniti oggetti di lusso, comprese molte opere d’arte. Botticelli, uno dei principali protagonisti di quest’epoca, assistette a quello che inizialmente considerava uno scempio, ma in vecchiaia, caduto in una crisi profonda, si accorse di condividere le parole del monaco, e questo cambiò profondamente anche il suo modo di dipingere: dagli intarsi d’oro e i colori della gioventù ai soggetti sacri, austeri e carichi d’angoscia, della maturità».


LE VICENDE ECONOMICHE e d’arte agli sconvolgenti mutamenti religiosi e politici del tempo sono narrati lungo il percorso di una mostra capace di spiegare i passaggi e le trasformazioni relative al denaro, fotografando la vita e l’economia europea dal Medioevo al Rinascimento. «Viaggi, commerci, prestiti dettero vita a un enorme flusso di denaro, ma anche a potenti cariche di sensi di colpa da parte di, questo denaro, lo manipolava — spiega la soprintendente per il Polo museale fiorentino e presidente del comitato scientifico dell’originale esposizione, che ha come sponsor Banca CR Firenze — . Angosce di natura morale e religiosa, tanto che perfino il banchiere Cosimo de’ Medici chiese udienza al papa, Eugenio IV, per domandargli come potesse salvarsi l’anima, senza dover rinunciare ai propri guadagni». La risposta? Investendo 10mila fiorini nel restauro del convento di San Marco. Il denaro, a quanto pare, lava ogni peccato.

 

TRA I CAPOLAVORI del Botticelli, (splendida “La Calunnia”, gioiello degli Uffizi), del Beato Angelico e del Pollaiolo, c’è spazio anche per un videogame che consente ai visitatori di vestire i panni di un banchiere nella Firenze dei Medici e riuscire a guadagnare investendo denaro a Londra, Bruges e Ginevra, eludendo le severe norme del tempo che vietavano di trarre profitto dai prestiti.
A Firenze, Palazzo Strozzi, fino al 22 gennaio 2012. Info: www.palazzostrozzi.org.


 

Letizia Cini

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