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Un sistema alla deriva, la piaga della disoccupazione e del lavoro interinale. Due ragazzi di Bologna hanno traslato la loro esperienza in una serie di racconti che delineano una società senza speranza
Bologna, 1 dicembre 2012 - La vita quotidiana senza sconti, il corpo, le nostre debolezze. Fino all’estremo del padre che si apparta con una puttana, lasciando il figlioletto legato nell’auto in un’area di servizio. Una realtà estrema, forse ancor più vera e cruda della vita stessa. Ma non per loro. Così Manuele Baldi e Federico Lanzoni, i Bukowski ‘padani’, raccontano a quattro mani i ragazzi e gli uomini di oggi in 'Alla cassa non c’è mai nessuno'. L'opera, editore Giraldi, si può già ordinare nelle librerie di tutta Italia al prezzo di 11 euro e 50.
A 27 anni tracciate un quadro esistenziale che sembra privo di speranza. Un episodio segue l'altro, pensando che da un momento all'altro possa filtrare un raggio di luce. Non è così.
“E' proprio quello che vogliamo trasmettere. Questa per noi è la realtà dura e cruda, niente di più e niente di meno”.
Il filo conduttore dei racconti, slegati uno con l'altro, è il lavoro. Voi avete provato tutte le 'professioni' che descrivete con dovizia di particolari, soprattutto per quanto riguarda l'altra faccia dei contratti. Quanto c'è di autobiografico nelle vostre storie?
“Tanto, non possiamo negarlo”.
Potreste farci alcuni esempi?
“Assolutamente no. Possiamo dire che tutte vicende prendono spunto da fatti realmente accaduti. Quali riguardino noi in prima persona, rimarrà un segreto fra noi due e basta”.
Avete scelto espressioni forti, vocaboli volgari per disegnare situazioni che lo sono ancora di più. L'immagine che ne esce giunge direttamente allo stomaco. Non pensate di aver esagerato?
“I termini che usiamo non sono tanto differenti da quelli che si sentono in tv o circolano sui social network. E' ovvio che il nostro non è un libro per i bambini”.
Certi periodi sono scritti in corsivo. Il motivo?
“Sono immagini che vogliamo enfatizzare”.
Cosa volete fare da grandi? Progetti in cantiere?
"Ci piacerebbe scrivere un altro libro. Ci stiamo già lavorando".
Un romanzo?
"Può darsi".
Torniamo al presente e alla vostra opera. In alcuni racconti sembra che la situazione si sviluppi mentre la scrivete, di getto. L'effetto è quello della 'diretta'.
“Noi sappiamo sempre dove vogliamo arrivare. Certo, può capitare che mentre scriviamo ci facciamo prendere dalla vicenda che si sta delineando. Così, è ancora più reale”.
Il racconto che vi ha coinvolto di più?
“Parco di divertimenti (La fortuna sta dentro un elettrodomestico scassato)”.
Di cosa parla?
“Leggete il libro”.
Un'anticipazione possiamo darvela: non ci sarà il lieto fine.