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L'Inno di Mameli diventi legge

Lettera aperta al Presidente Monti

"L’Inno Nazionale fu introdotto con una delibera del '46  mai arrivata in Parlamento; le chiedo ora una ratifica per rafforzare l'unità" 

FESTA UNITA' D'ITALIA A FERRARA (BUSINESSPRESS)
FESTA UNITA' D'ITALIA A FERRARA (BUSINESSPRESS)

Firenze, 10 gennaio 2012 -  CARO PRESIDENTE, come cittadino e come presidente della Fondazione che porta avanti l’insegnamento culturale e civile di Giovanni Spadolini, storico, giornalista, uomo delle istituzioni autentico cultore delle tradizioni repubblicane del nostro Paese, mi permetto di avanzarti una richiesta di interesse generale a conclusione del 150° anniversario dell’unità d’Italia.

COME SAI l’Inno di Mameli poggia la sua legittimità di inno nazionale su una semplice delibera del governo presieduto da Alcide De Gasperi, registrata nel verbale della riunione del consiglio dei ministri del 12 ottobre 1946, in attesa che un atto successivo formalizzasse quella scelta. Tale atto non è mai avvenuto, sia perché l’inno si è consolidato, nel tempo, nel cuore degli italiani, quale simbolo più alto della Nazione insieme alla bandiera tricolore, cui lega intimamente la propria storia; sia per certi scetticismi talora affioranti, volti a mettere in discussione per fini strumentali i valori stessi dell’unità nazionale.

IL TUO GOVERNO, che è al di sopra dei rigidi schieramenti e si avvale di un dialogo costruttivo con tutte le parti politiche, è a mio avviso nelle condizioni migliori per sottoporre alla sanzione del Parlamento un disegno di legge che ratifichi la scelta del ministero De Gasperi, legittimando un patrimonio che appartiene a tutti, il “Canto degli italiani” (che Mameli aveva intitolato “Canto nazionale”) quale inno ufficiale della Repubblica italiana. Scelta, in realtà, che già fece nel 1862 Giuseppe Verdi, assecondando Mazzini, allorché - componendo l’“Inno delle Nazioni” - pose “Fratelli d’Italia” (anziché l’ufficiale “Viva il Re!” di casa Savoia) accanto alla “Marsigliese” e a “God save the queen”.
In un momento in cui sono necessari sacrifici da parte di tutti per la stabilità e la ripresa del nostro Paese (lasciami pure dire per un nuovo Risorgimento) mi appare quanto mai opportuno rafforzare il valore dei simboli unificanti la nostra comunità e rendere altresì rispettoso omaggio a quanti ancora oggi, nella fedeltà a quei simboli, si espongono a sacrifici anche eroici al servizio della gente, della pace e della democrazia in Italia e nel mondo.

«ALLE NUOVE GENERAZIONI in particolare – ha scritto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella introduzione alla raccolta di tutti gli scritti di Goffredo Mameli, pubblicata recentemente a cura del pronipote Nino – desidero ricordare che i simboli più significativi della nostra identità di Nazione, come il “Canto degli Italiani”, esprimono l’anelito di unità e di libertà di un popolo. Attraverso questo filo, dal Risorgimento alla Repubblica, si è costruita la comune identità di valori che il nostro popolo custodisce e garantisce con le sue Istituzioni. Anche di questo è fatta l’identità di una Nazione: il sentirsi Nazione nel mondo, riconosciuta e rispettata».
Grato dell’attenzione ti auguro il più proficuo lavoro, caro Presidente, con l’antica stima ed amicizia che sai.

 

Cosimo Ceccuti

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