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I rebus dell'economia dell'economia a scuola

Due milioni di studenti per 'Quotidiano in classe'

Finanza, spread, crisi: ci vuole formazione. Oltre duecento insegnanti da ogni parte d’Italia per imparare le tecniche: «Diffondere una cultura economica non è un optional, ma una necessità»

Quotidiano in classe, i relatori: da sinistra Marco Morelli, Andrea Ceccherini e Francecsco Giavazzi
Quotidiano in classe, i relatori: da sinistra Marco Morelli, Andrea Ceccherini e Francecsco Giavazzi

Milano, 22 gennaio 2012 - C’è quello che dice: «Da grande voglio fare i soldi». E quello che pensa solo a lanciare vernice e uova contro le banche e le agenzie di rating. Schiacciati tra i due stereotipi, i veri studenti superiori: è per loro il progetto "Cultura finanziaria a scuola: per prepararsi a scegliere"

Ieri circa duecento insegnanti sono arrivati da tutta Italia e persino da San Marino all’Hotel Westin Palace di Milano per dedicare un sabato mattina all’incontro di formazione che apre l’iniziativa promossa per la quarta volta dall’Osservatorio permanente Giovani-Editori insieme a Intesa Sanpaolo.

L’obiettivo discende dalla mission del Quotidiano in classe, lanciato dall’Osservatorio nel 2000 con Poligrafici Editoriale (Qn, Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno) e Rcs, che quest’anno coinvolge 17 testate nazionali, quasi 44mila insegnanti e più di due milioni di studenti: aiutare la scuola «a formare cittadini autonomi, indipendenti e liberi», spiega il presidente dell’Osservatorio, Andrea Ceccherini.

In un mondo in cui «quel che accade a Piazza Affari ha più impatto di quanto si decide a Montecitorio», i ragazzi devono «avere gli strumenti per formarsi un’opinione». Cita il responso impietoso dell’«indice di cultura finanziaria» costruito dal consorzio PattiChiari con lo Studio Ambrosetti: da 0 a 10, ove la sufficienza è 5, noi stiamo a tre e mezzo, maglia nera tra i Paesi che ci sono culturalmente più prossimi.

«Diffondere una cultura economica e finanziaria non è un optional, ma una necessità». Cominciando a mettere nelle mani degli insegnanti gli attrezzi per affrontare temi complessi: il nuovo Quaderno di lavoro, con 10 lezioni strutturate a partire da un articolo di giornale e corredate di dati e schede-traccia, i materiali sul sito www.osservatorionline.it, compresi video da proiettare in classe, il blog e il call center per i dubbi dei docenti, che ieri hanno bombardato di domande i relatori.

Marco Morelli, direttore generale vicario di Intesa Sanpaolo, chiarisce: «Dobbiamo fare un grande sforzo per invertire la rotta nel rapporto con i giovani. Il nostro gruppo ha avviato un vasto progetto (Superflash) non solo commerciale, ma soprattutto culturale, basato sull’ascolto per renderli protagonisti nel dialogo con la banca». Con filiali che non sembrano filiali e una forte attenzione ai social network: «La finanza deve imparare anche dai giovani». Lo ricorda anche Edoardo de Biasi, vicedirettore vicario del Sole 24 Ore, mentre l’economista Francesco Giavazzi smonta a suon di grafici alcuni «falsi diavoli e finti miracoli» che popolano il dibattito sulla crisi, affollato di «gente che ha tutte le certezze» sui colpevoli e sulle ricette per uscirne; Salvatore Bragantini, editorialista del Corriere della Sera, invita i prof a parlare di finanza pubblica, tasse incluse «perché la scuola può avere un gran ruolo nella lotta all’evasione fiscale».

Relatori che dibattono anche tra loro, offrendo la prova che l’economia non è una scienza esatta e proprio per questo, insiste Giavazzi, il compito degli insegnanti «non è indottrinare gli studenti, ma farli ragionare con la propria testa». Convinti, chiosa Ceccherini, che «l’indice di cultura finanziaria vada a comporre l’indice di civiltà di un Paese. L’ignoranza genera sempre povertà, ma l’ignoranza finanziaria genera povertà economica, e questo Paese non se la può permettere».

di Giulia Bonezzi

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