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Oliviero Toscani, 70 anni senza regole

Il celebre fotografo confessa i suoi nuovi progetti

"Morirò lavorando. Ho avviato un programma con le Nazioni Unite che si intitola 'Razza umana': voglio fotografare tutti gli uomini del mondo", confessa il genio della macchina fotografica

Pisa, 08 febbraio 2012 - "SONO un privilegiato. E allora?». Ruvido, spigoloso e anticonvenzionale: è questa la cifra di Oliviero Toscani, fuoriclasse della fotografia di settant’anni. O quasi. Il suo compleanno è il 28 febbraio ma lui con fare burbero finge di non saperlo: "Cosa c’è da festeggiare?". Dopo cinque decenni di attività, quattro Leoni d’oro, un Gran Premio Unesco, un Gran Prix d’Affichage, premi accademici a Urbino e Firenze, centinaia di servizi fotografici che hanno fatto la storia della pubblicità di moda, oggi la più grande paura di Toscani "è essere stato pigro. Non posso — afferma — guardarmi indietro soddisfatto: devo ancora cominciare a lavorare. Ora il mio obiettivo è fotografare tutto il genere umano".
Toscani, fra pochi giorni compie 70 anni, festeggerà?
"No. Starò nel mio bosco del podere di Casale Marittimo (Pisa) con i miei cani e i miei cavalli».
E con i familiari, immagino...
"Sì, ma con mia moglie e i miei figli non ho un rapporto compiaciuto. Nel lavoro e nella vita non mi aspetto i loro complimenti".
Ma lei sta bene con sua moglie Kirsta?
"Sì ed è una delle persone a cui sono più debitore, perché quando la guardo capisco benissimo quello che non devo fare nella mia vita. Non abbiamo niente da dirci e fra uomo e donna va bene così".
Dopo 50 anni di lavoro chi vorrebbe ringraziare?
"Carmelo Bene. Lo conobbi per un servizio fotografico e lui mi insegnò tantissimo aprendomi il pensiero. Mi fece capire che è giusto fare o dire ciò che non è considerato giusto dalla maggioranza, che non bisogna cercare il consenso degli altri. Non scondinzolo per avere complimenti e odio i lecchini".
Qual è stato il lavoro più importante?
"La campagna Jesus jeans del 1973 fu tra le maggiori. Quella frase pseudobiblica 'Chi mi ama mi segua' sul posteriore di Donna Jordan annunciava l’avvento di una nuova umanità".
Ne parlò anche Pasolini...
"Quando lo conobbi mi sembrò di avere davanti un prete. La sua lucida e moderna critica al consumismo e alla televisione sono ancora valide. Fu uno dei pochi ad aver capito che il nostro Jesus aveva battuto il Gesù tradizionale".
C’è una modella che ricorderà più di altre?
"Ricordo con piacere il primo servizio fotografico a una giovanissima Monica Bellucci per la rivista 'Elle'. Eravamo a Parigi, lei aveva 17 anni ed era molto simpatica. Ha ascoltato il mio consiglio: “Resta in Francia – le dissi -. In Italia saresti una modella di mezza tacca”. Siamo rimasti in contatto".
Cosa si ricorda di suo padre Fedele, fotoreporter?
"Le sue riunioni con i grandi del giornalismo come Buzzati, Montanelli, Cavallari, Vergani. Ero un ragazzino e correvo per consegnare le foto in redazione".
Il suo primo lavoro pubblicato?
"Avevo 10 anni, fotografai un cavallo sospeso in un salto all’Ippodromo. Lavoravo per mio padre. Pensi, se fosse stato per i sindacati avrebbero detto che sfruttava i bambini".
Che ne pensa dell’articolo 18?
"Va abolito. Troppa gente col posto sicuro fa finta di lavorare e va licenziata. I precari invece ce la mettono tutta e chi lavora bene non viene licenziato".
Non pensa che così si possa aprire la strada allo sfruttamento?
"Questa storia l’hanno inventata i sindacati, che hanno demonizzato il lavoro e difendono solo il posto”.
Lei può fare questo discorso perché è benestante.
«Macché. Io sono uno dei più grandi precari d’Italia: non ho mai avuto uno stipendio e lavoro senza sosta da 50 anni, anche la domenica".
Lei ha quattro collaboratori. Che contratto hanno?
"Di queste cose non mi interesso. Se ne occupa mia moglie. Loro sono fortunati a lavorare con me e sono pagati adeguatamente".
Progetti per il futuro?
"Morirò lavorando. Ho avviato un programma con le Nazioni Unite che si intitola 'Razza umana': voglio fotografare tutti gli uomini del mondo".


 

di Daniele Monaco


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