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In mostra al Museo del fumetto nell'esposzione 'Gattoni animati' le tavole di Simon Tofield che raffigurano il felino nato su Youtube e poi finito sulla carta stampata
Milano, 10 febbraio 2012 - È PICCOLO, carino, pestifero. In poche parole, delizioso. Si tratta dell’ultimo felino a fumetti, creatura di Simon Tofield, padre di Simon’s cat, fenomeno nato su Youtube e poi arrivato alla carta stampata. Trovato in una scatola durante un’acquazzone da Simon, il cucciolo aggroviglia gomitoli, gratta sedie, ruba la pappa al gatto maggiore, si infila sotto le coperte. E colpevolizza chi lo sgrida. Insomma è un gattino come quelli che ci troviamo in casa. E forse in lui c’è quel tanto di felino che giace in ognuno di noi.
TOFIELD, il 17, concluderà a Milano 'La Giornata Nazionale del Gatto' ma intanto le sue tavole sono in mostra da domani alla mostra 'Gattoni animati' presso Wow, Museo del fumetto, che dei felini antichi e moderni disegnati o animati ha fatto un’esposizione. Forse sarebbe meglio chiamarla una carrellata, dato che di tavola in tavola si va dai «buoni» e disneyani Aristogatti, dal delizioso Figaro di Pinocchio fino ad animali che hanno fatto anche scandalo, come il sensuale 'Fritz il gatto' di Robert Crumb.
ASSATANATO di sesso, del tutto underground, vero gatto anni’ 70, Fritz il gatto non ha certo l’aria infantile di Figaro o di Minou, Bizet e Matisse o le virtù eroiche di Romeo, gatto del Colosseo. Ma non c’è dubbio che una pagina della storia a fumetti del più infedele amico dell’uomo l’abbia scritta anche lui, levando all’animale bontà e virtù e disvelandone l’anima cinica, rissosa che l’autore gli modella addosso, ispirato dal way of life cittadino statunitense degli anni ’70.
Con Fritz, il gatto nel fumetto diventa adulto, merita rispetto. Prima di lui solo il perfido 'Gatto del Chesire' a righe che appariva e spariva in 'Alice nel paese delle meraviglie' aveva messo in luce questo animale come un grande dispettoso. Tutto attorno, disegni di felini di grande influenza e non. Ci sono Krazy Kat - madre del filone nata in strisce sui quotidiani nel 1913 - lo stupido Birba, gatto amico di Gargamella e nemico dei Puffi, Tom al perpetuo inseguimento di Jerry, Silvestro: la sfiga che accompagna ciascuno di noi nella vita. E, poi, il necessario Felix the Cat, il beniamino dell’America anni Venti. Nato dalle matite di Otto Messmer e Pat Sullivan. Nel 1919 debuttava con le sue 'Feline follies' che in poco tempo avrebbero fatto di lui un divo di celluloide (si esibì persino con Charlie Chaplin).
Ma perché è possibile una mostra di gatti così eterogenei fra loro e non una di cani? Eppure strisce e letteratura hanno copiosi esempi da un lato e dall’altro. Perché i gatti non sono mai uguali fra loro, neanche quando sono Si e Am, i perfidi crudelissimi siamesi di Lilli e il Vagabondo.
GIOCO, divertimento, mattane, permalosità si dipanano diversi da un autore all’altro e da un gatto all’altro mantenendo intatta l’identità felina (si si esclude Gamba di Legno, inserito della mostra ma abusivamente a nostro avviso, ndr). La bontà dei cani è tutta uguale. E anche le loro monellerie. I cani sono eroici, ai gatti è concesso quel tanto di casinismo che consente di disegnarne varie identità. Infatti non c’è niente di simile fra le strisce di Garfield, gattone grasso avido di lasagne e quelle di Fritz il gatto o fra il manto nero di Silvestro e quello di Figaro. Ogni micio è personale, indipendente. Dignitoso.
UN DISCORSO a parte lo meritano i manga. Tavole e tavole di beniamini infantili: dal goloso Giuliano di “Kiss me Licia”, passando per la coppia Micia e Torakiki in “Hello Spank”, al tondo Doraemon e alla sua mutazione in Pokémon con Meowth. Ma sono gatti ci si chiede? Sembrano peluche mutanti, creature lontanamente ispirate ai felini ma non troppo. Ma ci sono anche loro. Per gli appassionati.
L.Z.