Notizie locali Bologna / Modena / Pesaro / Rimini / Firenze / Arezzo / Livorno / Prato / Milano / Bergamo / Lodi / Monza Brianza Tutte le città

Stasera recito io
Boom del teatro 'fai da te'

Trentamila tesserati solo per le
principali associazioni amatoriali

Il teatro amatoriale prospera, nonostante copyright vari e affitti. Il presidente della Uilt, Cavedon: "Per mettere in scena una commedia ci vogliono 6-700 euro solo di diritti d'autore" 

di Piero Degli Antoni

Un teatro (Pressphoto)
Un teatro (Pressphoto)

Milano, 23 giugno 2012 - Fenomeno curioso: mentre il teatro è in coma vigile, quello amatoriale prospera. Come emerge dalle tabelle qui sotto, nel 2011 le due principali associazioni nazionali contavano da sole circa 30mila tesserati per circa 2mila compagnie (in totale in Italia si dovrebbe arrivare a circa 4mila). Numeri davvero impressionanti. Non solo: il fenomeno negli anni è andato espandendosi con una velocità impressionante.

"E’ sempre avvenuto nei periodi di crisi economica", osserva Giuseppe Stefano Cavedon presidente della Uilt (Unione Italiana Libero Teatro): "Oggi le famiglie ci pensano bene prima di spendere 25-30 euro per un biglietto del teatro 'professionale'. Mentre a quello amatoriale possono accedere con 5-10 euro. Inoltre adesso esistono minori sbocchi professionali per chi sogna di fare l’attore, e quindi il teatro amatoriale rappresenta una valvola di sfogo. Da tenere presente anche la diffusione di moltissime scuole tenuti da insegnanti qualificati che hanno alzato il livello, e l’ampliarsi dei corsi Dams in tutta Italia".

Aggiunge Carmelo Pace presidente appena confermato della Filta (Federazione italiana teatro amatoriale), l’associazione più grande del settore: «La passione per il teatro è l’unica molla che spinge molta gente, dopo aver lavorato durante il giorno, a impegnarsi ancora per tutta la sera. Svestirsi dei propri abiti e indossare per alcune ore quelle dei personaggi è come vivere in una realtà parallela». Osserva Cavedon: «All’inizio prevale lo spirito edonistico, poi spesso subentra il desiderio di crescita e di disciplina».

All’interno del teatro amatoriale, quello dialettale occupa una buona fetta. Per Pace "la percentuale di allestimenti in vernacolo" è "altissima". Per Cavedon rappresenta il 30-35%. E spiega: "Spesso il teatro dialettale viene visto come 'salvaguardia' della lingua locale. Ma molte compagnie oggi lo usano come pieno mezzo di espressione. Una volta magari ci si esprimeva in dialetto per problemi con la lingua italiana, oggi si fa il percorso inverso per arrivare prima e meglio agli spettatori. Qualche compagnia esce dall’alveo territoriale e partecipa addirittura a festival internazionali all’estero".

Dialetto a parte, di cosa vive il teatro amatoriale? Quali sono i testi più rappresentati, più diffusi, più seguiti? Cavedon non ha dubbi: "Purtroppo c’è una diffusa mania di inseguire i testi di autori contemporanei in voga, soprattutto stranieri. Penso alla “Cena dei cretini” di cui abbiamo avuto centinaia di versioni, oppure ancora ai testi di Alan Ayckburn, anche questi molto inflazionati. Nel campo del teatro dialettale aiuta il fatto di avere dei grandi classici come Eduardo o Goldoni. Esiste però il problema dei diritti, molto scottante per le compagnie amatoriali...".

Ed eccoci al problema dei costi. I diritti di una commedia costano in media 6-700 euro a rappresentazione. Poi c’è l’affitto del teatro: si può andare da 700 euro per una sala piccola fino ai 2000 di una sala prestigiosa come il Morlacchi di Perugia. Poi c’è il service delle luci, le assicurazioni, la scenografia, i costumi... "Con un biglietto a 10 euro", fa i conti Cavedon, "vede bene che difficilmente avanza qualcosa. Anzi all’inizio si fanno i conti e spesso, nella compagnia, ci si tassa per un centinaio di euro a testa...".

Capitolo incassi. Con la Siae la polemica è aperta: "Nonostante la Siae debba specificare di volta in volta se si tratta di spettacolo amatoriale oppure no, nessuno è in condizione di avere dati precisi", osserva Pace.

"Ci viene allora il sospetto che se si facesse un rapporto tra gli incassi degli amatori e i contributi pubblici destinati al teatro professionale emergerebbe qualcosa di scandaloso...". Per Cavedon il teatro amatoriale rappresenta almeno "il 45% degli incassi totali della Siae per il teatro".

D’altronde il totale delle compagnie italiane è più o meno di 4mila, "e per ognuna si va da almeno 10-12 repliche all’anno alle 60, 80 ma anche 100 delle più attive...", osserva Cavedon. "Il teatro è l’esatto contrario di Internet. Là è tutto virtuale, mentre non c’è niente di più concreto, di più fisico di un palcoscenico".

Condividi l'articolo

  • Notizie Locali
  • il Resto del Carlino:
  • La Nazione
  • Il Giorno
  • Blog
Copyright © 2013 MONRIF NET S.r.l. - Dati societari - P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Powered by