“Che cosa fareste per protegger qualcuno che amate? Mentireste? Infrangereste la legge?”. Andrew Hopkins decide di diventare un fuorilegge per difendere la figlia Delia da una realtà dolorosa. Tutto funziona alla perfezione per 28 anni. Delia diventa una splendida donna con un padre amorevole, una figlia e un uomo che sta per sposare. Ma, proprio alla vigilia delle nozze, il passato bussa alla sua porta: il padre viene arrestato con l’accusa di averla rapita quando aveva solo quattro anni. Tutti si ritrovano a dover fare i conti con le proprie azioni e con i demoni del proprio passato. Un viaggio nella memoria e nella coscienza che porterà i protagonisti a trovare “l’equazione del proprio futuro”.
Jodi Picoult in 'Senza lasciare traccia' indaga con straordinaria sensibilità l’animo dei personaggi e, intrecciando sapientemente il loro vissuto, disvela lentamente la trama intricata di un oscuro passato lasciando il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina. Per scoprire che non esiste una sola verità: “la sfida consiste nel mettere tutti d’accordo riguardo a una versione”.
Autrice di numerosi best seller, la Picoult ha studiato scrittura creativa a Princeton e ha conseguito un master in pedagogia a Harvard. Attualmente vive nel New Hampshire con il marito e i tre figli. A quotidiano.net, racconta i segreti del suo ultimo successo editoriale.
Come è nata l’idea di questo romanzo?
In realtà stavo scrivendo un libro completamente diverso, ma continuavo a sentire una vocina che diceva: “Avevo sei anni la prima volta che scomparvi...”. E questa vocina continuava a restarmi in testa, così mi sedetti davanti al computer e iniziai a scrivere di getto le prime quaranta pagine di quello che sarebbe poi diventato il nuovo libro. Era la voce di Delia a raccontarmi quello che volevo scrivere. Quindi lasciai da parte l’altro libro e mi dedicai a questo.
Nel libro si intrecciano diverse tematiche, in particolare quella del rapporto genitori-figli. Come madre, si sente simile alla protagonista?
Penso che il libro sia soprattutto sul rapporto tra padre e figlia, che è un rapporto molto unico e particolare. E devo dire che ritrovo in questi personaggi il rapporto di mio marito con mia figlia.
Delia è una madre molto giovane, ancora molto chiusa in sé, ed io penso come madre di saperne un po’ più di lei.
Come genitore cosa avrebbe fatto al posto di Andrew? Sarebbe arrivata a infrangere la legge?
Assolutamente sì, al cento per cento.
La storia è raccontata attraverso le molteplici prospettive dei personaggi. Quali sono le ragioni di questa scelta narrativa? Il modo stesso in cui è costruito il racconto sembra suggerire che la verità non esiste come concetto assoluto…
Questo libro si concentra proprio su questo: a chi vogliamo affidare il ricordo del nostro passato prima che ognuno di noi sia abbastanza grande da potersene fare uno proprio. L’idea è che la verità è una quantità malleabile, ognuno di noi ha un’interpretazione dei fatti diversa. Starà poi al lettore, attraverso gli occhi dei vari personaggi, comporre quella che secondo lui è la verità.
Delia, la protagonista femminile, a un certo punto dice: “I ricordi si conservano negli spazi tra due persone”. Ci può spiegare meglio questo concetto?
Ognuno di noi porta una sua visione del passato, e ciò che unisce il vuoto che esiste tra due persone è proprio la storia che queste persone condividono. Però allo stesso tempo queste due persone interpretano la storia che li unisce in maniera diversa. E magari nel frattempo arriva qualcun altro ad inserirsi in questa storia…
Nel romanzo c’è anche una sorta di triangolo amoroso (quello tra Eric, Delia e Fitz) che però sembra funzionare. I tre sono complementari ma se manca uno diventa impossibile il rapporto tra gli altri due…
Queste tre persone sono irrimediabilmente collegate l’una all’altra e quindi anche quando qualcuno mi chiede con chi continuerà la sua vita Delia, la risposta è con entrambi. Perché anche se da un punto di vista dell’amore romantico finirà nelle braccia di Fitz dovrà portare avanti anche il rapporto con Eric che è il padre di sua figlia. Se invece dovesse ritornare con Eric, Fitz è la persona su cui può contare. E’ un po’ come un tavolino che per stare in piedi ha bisogno di tre gambe.
Che ruolo ha nella storia il personaggio dell’indiana Ruthann?
Ruthann rappresenta un’esperienza di apprendimento per Delia. Le insegna che ci sono dei momenti nei quali bisogna andare contro le regole per proteggere qualcuno che ami. Quando Ruthann si suicida prima di morire a causa della sua malattia, Delia, che in quel momento rappresenta le forze dell’ordine, decide di non raccontare ciò che ha visto perché sa che è quello che Ruthann desiderava. Ruthann in un certo senso va contro il sistema e proprio perché fa così è una persona migliore.
Secondo lei, siamo un prodotto del nostro passato (Eric alcolista come la madre, Delia che ricerca persone scomparse senza saper di essere lei stessa una ‘scomparsa’) o possiamo esercitare un controllo sul tipo di persone che diventiamo?
In effetti, il libro si gioca tutto attorno a questa dicotomia: siamo quelli che siamo stati nel passato o quelli che possiamo diventare? Io penso che in realtà noi possiamo in qualche modo intervenire sul nostro destino, non tanto perché possiamo cambiare quello che ci è stato dato così come ha fatto Andrew rapendo la figlia. Delia capisce di non essere la somma del passato che ha avuto o del passato che non le è stato dato, capisce che deve ricominciare dal punto in cui è. Direi che più che essere il prodotto del nostro passato noi siamo l’equazione del nostro futuro.
JODI PICOULT, Senza lasciare traccia, ed. Corbaccio, Milano 2007
Pagine 480, prezzo 18,60 euro
Alessia Gozzi
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