• CINEMA
  • BENESSERE
  • INCONTRI
Mooovie
Dieta Club
trova l'anima gemella
QNET Syndication
        

Leggi il giornale         Prova GRATUITA
Scopri le nostre edizioni locali

Cultura e libri

LA SCOMPARSA DEI FATTI

Travaglio colpisce ancora e svela i segreti dei media

“Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto”. Il giornalista racconta dall’interno lo stato dell’informazione nel Belpaese

copertina E’ lui. Tagliente e ironico, dettagliatissimo e dannatamente insolente ma, soprattutto, senza peli sulla lingua. E’ Marco Travaglio. Il massimo esperto dei processi berlusconiani torna in libreria con un’analisi spietata del mondo dell’informazione in Italia. Ne emerge un quadro disperato: giornalisti corrotti e mercenari, notizie inventate ad arte e falsi scoop, dibattiti televisivi programmaticamente svuotati di contenuto. In una parola un efficientissimo “bufalificio”.

 

Il peccato originale, padre di tutte le degenerazioni dell’informazione, è la scomparsa dei fatti stessi. E se i fatti vengono sostituiti dalle opinioni, allora tutti possono dire tutto e il contrario di tutto mentre il giornalista si riduce a megafono delle idee del politico di turno. Altro che cane da guardia dell’informazione, al massimo può diventare un “cane da compagnia o da riporto”.
Ma perché un giornalista dovrebbe abdicare al suo ruolo e nascondere i fatti? Le ragioni sono le più disparate: c’è chi nasconde i fatti perché semplicemente non li conosce, chi per paura di querele, chi per non perdere i favori di qualcuno, chi per non contraddire la linea del giornale e, soprattutto, chi li nasconde perché “è nato servo”. Leo Longanesi l’aveva capito benissimo: “Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi”.

 

Travaglio ripercorre i maggiori scandali che hanno attraversato il Paese, da Tangentopoli fino ad arrivare ai recenti Vallettopoli e Calciopoli, passando per la guerra in Iraq con annesse “armi di distrazione di massa” e per la “più grande bufala del nuovo millennio”, la temutissima e perlopiù sconosciuta influenza aviaria. Periodi caratterizzati da un alternarsi di indignazione collettiva, revisionismi di comodo e momenti di totale oblio informativo.

 

Tra gli infiniti esempi di quella sindrome che il giornalista definisce “Giornalistopoli” spicca l’evergreen Bruno Vespa. L’inventore della saga di Cogne, con tanto di plastico modello ‘casa di Barbie’, viene descritto come un maestro del “parlar d’altro”. Un episodio più che esemplificativo: “Quando Previti viene condannato definitivamente in Cassazione a sei anni, l’amico Bruno opta per un tema ben più attuale: la dieta mediterranea”. Molti sono i giornalisti che guardano al professionista d’indiscussa fama come a un modello da imitare. Il simbolo dei “Vespa boys” è impersonificato, secondo Travaglio, da Stefano Mensurati, coraggioso conduttore di ‘Radio anch’io’. Il suo segreto sta in una formula semplice e gettonatissima: “Io faccio parlare, ho un modo di pormi che accoglie le richieste dell’ospite… Che diritto ho di contestare quel che il politico dice?”.

 

Lo scatenato Travaglio ne ha per tutti, a destra e a sinistra. Da Giuliano Ferrara ad Ritanna Armeni, da Cesara Buoamici a Lamberto Sposini, da Enrico Mentana a Giovanni Floris, e ancora Vittorio Feltri, Lucia Annunziata, Vittorio Sgarbi, fino al quasi simpatico Emilio Fede. Ma al top della hit parade c’è il “giornalista-spia”, il leggendario agente Betulla, alias Renato Farina. Il vicedirettore di ‘Libero’ “ha confessato di aver preso migliaia di euro dal Sismi e per conto del Sismi ha pubblicato una serie di fandonie da competizione”. Il personaggio in questione è stato sospeso per dodici mesi dall’Ordine dei giornalisti. E Travaglio si chiede sbigottito: “Ma che deve fare, di grazia, un giornalista per essere radiato dalla professione. Forse afferrare un computer e sfasciare il cranio a dei colleghi in redazione?”.

 

In un Paese affetto da mali ormai incancreniti, dove perfino la matematica è diventata un’opinione e i giornalisti mutanti “trasgenici” che tutto fanno anziché il loro dovere, c’è ancora speranza per sviluppare gli anticorpi? Non tutte le mele sono marce, ci sono ancora i giornalisti con la schiena diritta che fanno inchieste a dispetto delle querele e delle difficoltà. E il libro di Travaglio è come uno schiaffo in pieno volto, fa indignare, lascia l’amaro in bocca, ma non è una resa. E’ un grido di battaglia per ricordare che la missione del giornalista è una sola: “Raccontare i fatti. Possibilmente tutti. Possibilmente veri”.

 

Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti, Il saggiatore, pp. 316, 15 euro.

di Alessia Gozzi

 









Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro

 

FOTO DEL GIORNO

la strage di piazza della loggia

STORIA A FUMETTI

I familiari delle vittime delle stragi di Piazza Fontana (1969) e di Piazza della Loggia (1974)chiedono che venga ritirato il libro Storia della Lombardia a Fumetti: per "l'inaccettabile e incoprensibile errore storico che sembra associare i movimenti del Sessantotto ai due atti di terrorismo"

LEGGI LA NOTIZIA