Siamo disposti a rinunciare a volare? E a rinunciare alle auto potenti e ai televisori al plasma? E a cambiare, anche se lievemente, quasi tutte le nostre abitudini in tempi brevissimi? E a rispettare nuove restrittive leggi che modificheranno i nostri comportamenti? Siamo pronti, insomma, a rinunciare a parte della nostra libertà e a dar vita a un movimento di massa a livello planetario per difendere l'ambiente?
Solo se tutto il mondo risponderà sì a queste domande la Terra ha ancora qualche possibilità di salvarsi. Altrimenti nel 2030 la temperatura globale sarà aumentata di almeno due gradi a causa delle emissioni di gas serra provocate dalle attività umane. Due gradi in più sembrano pochi, ma faranno raggiungere il punto critico ai principali ecosistemi, provocandone il collasso: dopo aver assorbito, fino a quel momento, l'anidride carbonica, cominceranno a rilasciarla. Dopodiché si innesterà una reazione a catena che farà aumentare ulteriormente la temperatura del pianeta, provocando disastri irrimediabili.
L'unico modo per evitare di distruggere la vita sulla Terra è fare in modo che “i paesi ricchi riducano le loro emissioni di gas serra del 90% entro il 2030”. Queste le tesi esposte dall'ambientalista e giornalista inglese George Monbiot in “Calore!” (Longanesi, pp. 377, 18,60 euro).
A prima vista, le previsioni di Monbiot sembrano uno spauracchio, così come sembra impossibile raggiungere l'obiettivo da lui proposto. Proseguendo nella lettura, però, probabilmente sarete presi dallo sconforto, perché il giornalista inglese è quanto di più lontano ci possa essere da un ambientalista ingenuo e sognatore (la sua “spaventosa nemesi” è la figura dell'”aromaterapeuta”): documenta con rigore ogni sua affermazione e utilizza come fonti solo riviste scientifiche o enti e istituti riconosciuti dalla comunità scientifica, evitando accuratamente le tesi di chi in qualche modo è legato a interessi commerciali. Insomma, volenti o nolenti, si finisce per credergli.
Dopo lo sconforto, arriverà la speranza. Monbiot non è rassegnato e vuole che nessuno lo sia. Passo dopo passo, accompagna il lettore nei settori delle attività umane che producono anidride carbonica e gli mostra come in ognuno sia possibile arrivare alla riduzione del 90%. Il sistema di fondo è un razionamento delle emissioni su base nazionale. Emissioni che poi vanno ripartite tra privati e aziende, con la possibilità di comprare quote aggiuntive. Si creerà un mercato delle emissioni, ma ogni Paese avrà comunque un limite che non può superare.
Monbiot si dedica quindi alla ricerca di modalità di produzione e risparmio di energia e calore. Trovando soluzioni in ogni campo, dalle fonti rinnovabili alle “case passive”, dai trasporti all'industria, dai supermercati ai cementifici. Solo in un caso alza bandiera bianca: gli aerei. Volare dovrebbe tornare a essere possibile solo in sogno.
E sta proprio qui il maggior pregio del libro: non si limita a descrivere futuri scenari da Apocalisse, ma propone idee e rimedi. A patto però che tutti vogliano adottarli.
Mattia Martini
I familiari delle vittime delle stragi di Piazza Fontana (1969) e di Piazza della Loggia (1974)chiedono che venga ritirato il libro Storia della Lombardia a Fumetti: per "l'inaccettabile e incoprensibile errore storico che sembra associare i movimenti del Sessantotto ai due atti di terrorismo"