Dal punto di vista letterario, esistono pochi piaceri come l'uscita di un nuovo romanzo di Andrea Camilleri, uno dei più grandi scrittori viventi, erede della grande tradizione letteraria siciliana che va da Verga e Capuana fino a Pirandello, Tomasi di Lampedusa, Sciascia, ecc. La lettura delle sue opere – che si tratti delle indagini di Montalbano o di altri capolavori, come “Il birraio di Preston” o “La concessione del telefono” non ha importanza - stupisce ogni volta per la freschezza e l'originalità delle idee, per il coraggio e la lucidità, per la bellezza della scrittura, per la capacità di rappresentare un mondo che sembra ormai perduto, in cui rifugiarsi con l'anima, fuori dagli affanni e da una vita divenuta opprimente e ossessiva, nelle apparenze come nell'orrore vacuo da cui siamo circondati.
“La pista di sabbia” comincia con il ritrovamento del cadavere di un cavallo sulla spiaggia situata davanti alla casa del commissario Montalbano, un tragico evento da cui si dipana un intreccio geniale e imprevedibile, attraverso ippodromi, maneggi, ville sontuose, allevamenti di purosangue, personaggi strambi, criminali, belle donne e, naturalmente, anche il ritrovamento di un altro cadavere, questa volta umano.
Strepitosa, da far venire le lacrime agli occhi per la comicità, è la descrizione della cena di gala a cui Montalbano è costretto a partecipare, preludio di una corsa al galoppo tra gentildonne, cena durante la quale il commissario ha la ventura di conoscere il mondo ridicolmente snob che anche nella realtà, a volte, fa da contorno al mondo equestre.
Così, tra nobili, presunti cavalieri vestiti da caccia alla volpe o da ufficiali dei lancieri del Bengala, Montalbano è incapace di rimanere se stesso, arrivando a scimmiottare i gesti e le espressioni altrui, senza conoscerne il reale significato, desiderando solo che tutto finisca al più presto. Una situazione surreale che, prima o poi, capita a tutti di vivere nella vita, ancor più insopportabile per uno come il comissario di Vigata, che “... Mai, in vita sò, era acchianato supra un cavaddro!...” (Mai, in vita sua, era salito su un cavallo).
Tra cavalli, cadaveri, corse clandestine organizzate dalla mafia e corse di beneficienza organizzate dalla nobiltà locale, Camilleri porta il lettore a guardare dentro uno specchio, con la convinzione di potervi scorgere la verità. Ma spesso la verità, proprio come l'immagine riflessa di uno specchio, in cui la destra diventa la sinistra e viceversa, non è quello che sembra. Un capolavoro.
LA PISTA DI SABBIA
di Andrea Camilleri
SELLERIO EDITORE PALERMO
Prezzo: € 12
di Uberto Martinelli
I familiari delle vittime delle stragi di Piazza Fontana (1969) e di Piazza della Loggia (1974)chiedono che venga ritirato il libro Storia della Lombardia a Fumetti: per "l'inaccettabile e incoprensibile errore storico che sembra associare i movimenti del Sessantotto ai due atti di terrorismo"