Arrivano anche in Italia i libri di un giovane autore portoghese, già vincitore del premio Saramago. Le avventure coinvolgenti e contorte di personaggi dai nomi famosi, metafore di come l'eccesso di sovrastrutture non faccia bene alla nostra società
di Riccardo Jannello
Bologna, 29 gennaio 2008 - C'è un giovane autore portoghese, di professione scienziato, che ha scritto una serie di libri nei quali, a mo' di lunghi aforismi, rappresenta i caratteri dell'uomo di oggi alle prese con una città che non gli appartiene, una società che ha lasciato da parte l'individuo per inseguire la globalizzazione, una fantasia che sembra essere svanita nelle nostre teste e nei nostri cuori. Sono “signori” che hanno nomi famosi, ma che del loro ispiratore hanno solo qualche piccolo, ma importante, legame. L'autore si chiama Gonçalo Tavares e nella sua patria è già conosciuto e amato. Ha scritto queste sette piccole perle, di cui due sono edite in Italia da Guanda – casa editrice parmense che ha un particolare occhio per le novità internazionali -, e un romanzo più complesso, ma che già gli è valso il premio Saramago: il titolo è “Gerusalemme” e anch'esso è già uscito nell'edizione italiana.
Ma qui ci preme sottolineare le coinvolgenti, pur se contorte, avventure del “Signor Valery” e del “Signor Calvino”, due tipetti niente male che vivono la loro giornata rincorrendo quello che a prima vista sembra l'ovvio, ma che in realtà è la sostanza stessa della vita: la pace, la libertà, l'indipendenza di giudizio. Le storie di Tavares sono, in realtà, pennellate date nel senso concreto del termine: perché alla scrittura, rapida e sagace, si aggiungono disegni, schizzi, che esplicano i tentativi di razionalizzazione dell'esistenza che i Valery e i Calvino compiono.
Sono metafore che indicano come l'eccesso di sovrastrutture non faccia bene alla nostra società, non sia con la ridondanza e gli effetti speciali che si raggiungono concetti più alti. Basta poco, basta dire pane al pane, per fare sì che la gente ti rispetti, e poi, se non lo fa, tanto vale perseguire la propria volontà, estraniarsi senza dovere scendere a compromessi. Tavares è schietto nella sua scrittura, non vuole creare falsi miti e non vuole neppure buggerare il lettore. Presenta il suo lavoro asciutto e concluso: Valery e Calvino non saranno soggetti da imitare, magari, ma sono sicuramente da rispettare e da prendere in considerazione. Sono intellettuali che non hanno bisogno di sproloquiare per essere ascoltati. Ed è già tanto. Da consigliare anche perché si tratta di letture brevi, veloci, ma che si riprendono volentieri in mano per ricucire le proprie azioni, i propri sentimenti.
di Riccardo Jannello
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