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'LA MUSICA IN TESTA'

Giovanni Allevi si racconta
"Scrivere è liberatorio"

Esce il primo libro del pianista marchigiano. "Scrivere lenisce l'ansia. Come tutti gli artisti ho bisogno di fare il punto della situazione". Tra le pagine stralci di diario, le difficoltà degli inizi e riflessioni filosofiche
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Giovanni Allevi Milano, 4 marZO 2008 - Giovanni Allevi ha mangiato per un anno intero solo pasta al tonno, il suo primo concerto ha avuto cinque spettatori e anche lui, come tanti, ha avuto qualche porta in faccia. Sono alcuni degli aneddoti che trovano spazio nel primo libro del celebre pianista "La musica in testa", presentato alla libreria Rizzoli in galleria Vittorio Emanuele.


L'artista, marchiagiano d'origine ma residente a Milano, racconta che "scrivere lenisce l'ansia. Come tutti gli ansiosi, ho bisogno di fare il punto della situazione, scrivere il libro è stato liberatorio". Tra le pagine, possiamo leggere stralci di diari, che raccontano delle difficoltà degli inizi e dei successi, assieme ad alcune riflessioni filosofiche, "nate a Milano, quando a 28 anni mi sono trasferito in un monolocale dove studiavo per 10 ore al giorno e la sera facevo il cameriere per una società di catering, vivendo in uno stato alterato di totale isolamento".

E proprio fingendosi cameriere è riuscito ad incontrare il maestro Muti alla cena di apertura della Scala.
Allevi racconta: "Chiedevo consiglio agli altri camerieri su quale fosse il momento migliore per dire al Maestro chi ero, per raccontare che ero un pianista. Mi hanno suggerito quello dell'arrosto, perché si è più rilassati. Quando mi sono presentato a Muti lui è stato entusiasta della mia trovata, mi ha accompagnato in giro per la sala facendomi conoscere diverse persone. Io giù immaginavo che quello sarebbe stato l'inizio di una carriera... invece a fine serata il Maestro si è dimenticato il mio cd sulla sedia". Allevi racconta anche che anni dopo ha avuto occasione di suonare di fronte a Muti: "Mi sono sentito come un parroco che celebra la Messa di fronte al Papa".


L'artista descrive il suo rapporto con il pubblico: "Non mi piace la parola 'fans', richiama l'idea di fanatico. Per me è importante il soggetto che percepisce la musica, con il suo mondo interiore, è una sorta di rivoluzione copernicana della musica. E i giovani che mi ascoltano mi scrivono cose bellissime, hanno assistito al crollo della società dell'immagine e sono circondati da un mondo stanco, ambiscono a volare alto, sono convinto che trascineranno il mondo in un nuovo rinascimento".

Nella testa di Allevi sembra ci sia spazio per ben poco oltre la musica: "Penso continuamente alla musica, per la musica non ci dormo la notte. Fortunatamente ho degli amici molto comprensivi che ogni tanto mi portano a cena e al cinema. In queste serate è vietato parlare di musica". Allevi descrive anche il suo incontro con il Capo dello Stato, avvenuto ad Ancona: "Il presidente ha rotto il rigido cerimoniale, si è alzato, si è avvicinato al palco e mi ha chiesto dove avessi studiato. Alla fine del concerto, sono stato assediato dai giornalisti, curiosi di sapere che cosa mi avesse detto".

 









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