Ancora un libro di Graziella Tonfoni anzi una intera antologia di suoi Saggi. Il più significativo è l’ultimo capitolo quasi sconcertante autoritratto di una autrice che con i suoi stessi scritti ha reso necessario fondare una nuova disciplina la letteratura computazionale. Per Graziella Tonfoni, la autoreferenzialità ovvero scrivere in prima persona e di e su se stessa e sul suo lavoro intensissimo, non è stata una scelta ma un
obbligo per sopperire alla carenza di attenzione filologica e di pazienza ecdotica e di motivazione critica nei confronti delle sue ricerche più complesse e della sua complicatissima prosa, atteggiamento comprensibile
peraltro nell'era della frettolisità e della non verifica.
L’autrice mette prima di tutto in guardia nei confronti dell’imprecisione dilagante della deduzione errata, della induzione sfasata che arriva al commento sbagliato nei presupposti, che diventa voce collettiva senza alcuna
verifica. Inoltre essendo Tonfoni una scienziata e linguista , non disdegna dare prova della possibilità di diventare anche una letterata autoreferenziale dato che la linguistica è di per sè l'area di studi più autoreferenziale che esista. Linguistica è parlare sul linguaggio con il linguaggio stesso più autoreferenziale di così non si può.
Ecco quindi che Graziella Tonfoni porta alle estreme conseguenze semantiche le pratiche lessicali correnti, ipertestualizzando ogni sua riga secondo regole che lei stessa crea ogni momento, e poi si rende conto che se un tempo esistevano lettori pazienti che sanno leggere con attenzione, oggi questo è eccezione, e non la regola, e quindi eccola rispiegarsi ancora ed ancora: non vuole essere letta da tutti ma compresa correttamente da quei pochi che vogliano davvero leggerla. Graziella Tonfoni è una ingegnere della precisione testuale ed informativa e come tale giustamente teme molto il fraintendimento ottuso che mai è polisemia creativa ma dilagante espansione delle contaminazioni fuori contesto,quelle stesse che 'se trasportate da una lingua ad un'altra provocano guerre' come diceva Norbert Wiener.
Di incomprensione o mancata decodifica si combatte e si perisce si ferisce e si contrattacca per un verbo maltradotto e per anni ed anni neppure ci se ne rende conto. Ovvero non solo Graziella Tonfoni scrive testi ma continuamente ci lavora sopra perchè nessuna parola venga equivocata ecco cosa è per lei la doverosa autoreferenzialità di un oggi post web in cui tutti credono di avere capito ma forse nessuno di fatto risulta effettivamente compreso.
Ecco ancora a proposito dell'autrice che si autodefinisce autodelimita ed autospiega ed a volte anche autoriduce per non apparire quella che non è ma molti vorrebbero fosse definibile ovvero una autocelebrativa celebrity. Pur mai rinnegando nulla del suo precedente lavoro di didattica ecco che Graziella Tonfoni ha snellito il suo CV ma non per questo ne risulta diminuita la forza espressiva. Direi che lasciando alle spalle molti lavori suoi didattici e di insegnamento appare diventata decisamente didascalica e sempre in cerca di occasioni per autocomprimersi ulteriormente e non per alleggerire lo spessore della sua prosa.
Tutte le opere della sua bibliografia precedente di natura scientifica sono parte di un passato che pur essendo lei stessa a volere vedere concluso le ritorna in forma di continua necessità di richiamarne l'urgenza concettuale e lo spessore teorico nei paragrafi fondanti di tanti suoi testi, per anni
trascurati e dimenticati. Se effettivamente fosse stata letta e citata prima forse potrebbe
finalmente lei passare come già aveva annunciato alla sua vita letteraria soltanto.
Ma sembra che quella stessa scienza che avrebbe voluto lei stessa tutta passare ad altri e ad altre insegnandola assiduamente non la voglia lei abbandonare e quindi ecco che i rimandi ad un passato di pubblicazioni vastissimo tornano e ritornano in cicli che paiono corsi e ricorsi di una storia che procede per Graziella Tonfoni in avanti ed in dietro con continui rimandi a quanto ha già scritto.
Del resto la complessità di questa autrice non è inferiore alla complicatezza delle sue dinamiche interdisciplinari e solo la correttissima pazienza di vari esperti, può cogliere certi riferimenti ancora
autoreferenziali alla sua propria bibliografia brulicante di citazioni autobibliografiche.
Ad una autrice pendolare per un quarto di secolo sull’oceano non resta che autospiegarsi ad un pubblico italiano in una lingua italiana ormai tanto estraniata da risultare senza mediazioni di curatela tuttora per molti
incomprensibile e così è corretto e giusto che sia. Se semplici non si è fingere di esserlo sarebbe menzogna ma spiegarsi per quanto possibile come lei fa è corretta e seria divulgazione.
Tonfoni G. 2007, I Saggi della Perpendicolarità Linguistica, Collana dell'
Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Bibliopolis, Napoli
http://www.bibliopolis.it/index2.htm
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