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Questo non è un paese per giovani

In un libro la "mappa del potere "dei grandi vecchi" che ancora dominano in Italia. La soluzione per i giovani che vogliono sottrarre loro il potere  in una battuta contenuta nel volume e attribuita a Padoa-Schioppa:  "Noi non ve lo cederemo mai. Siete voi che dovete farvi sotto. Lottate"

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estetica L'ormai mitico Mike Bongiorno, arzillo ottantenne, continua a fare il suo mestiere, il presentatore. L'ultimo Festival di Sanremo è stato ancora una volta appaltato a un’altra istituzione televisiva, Pippo Baudo, 72 anni. Gli ultrasettantenni sparigliano dappertutto, spettacolo, politica, economia. "Sulla scena del potere dominano tre protagonisti assoluti: i banchieri Giovanni Bazoli, classe 1932, Cesare Geronzi, classe 1935 e Antoine Bernheim, classe 1924. Sono tra loro acerrimi rivali. La vittoria dell’uno segna la sconfitta dell’altro e la lotta è senza esclusione di colpi. Le loro età anagrafiche, sommate, fanno circa 230 anni, eppure sono proprio questi anziani e potentissimi signori a decidere gli assetti dell’economia per il prossimo quarto di secolo...".

 

Di questo male tutto italiano, quello di una classe dirigente la cui età media «è quasi un fenomeno da baraccone» scrive Nunzia Penelope, giornalista, in un saggio "Vecchi e potenti" (Baldini Castoldi Dalai, 17,50 euro). Ma se ne discute con rassegnazione da anni, anche quando ai grandi ottantenni si fa ricorso per trarsi dall’imbarazzo della scelta. Non per nulla è stato un voto bipartisan quello che ha portato Carlo Azeglio Ciampi al Quirinale. E anche la scelta di Giorgio Napolitano come presidente della Repubblica, non condivisa dal centrodestra che ha sottolineato il passato comunista dell’uomo politico, è sembrata meno complicata ai suoi sponsor rispetto a un leader come Massimo D’Alema, della generazione di mezzo, uno che nel ’68 aveva vent’anni.

E per due anni e mezzo, sono stati dei grandi vecchi, i senatori a vita, a tenere in piedi con il loro voto il governo Prodi. In prima fila la scienziata premio Nobel, Rita Levi Montalcini. E poi Oscar Luigi Scalfaro, ex presidente della Repubblica. Il suo successore, Carlo Azeglio Ciampi. Francesco Cossiga, meno zelante degli altri nell’assicurare al Professore il voto "comunque". E il "divo" Giulio Andreotti, l’allievo di de Gasperi, protagonista di più di sessant’anni di vita politica italiana.

 

Di "giovanismo" non moriremo certo, per il momento. Anche se il candidato del Pd alle elezioni politiche del 13 aprile, Walter Veltroni, classe 1955, si è posto come obiettivo quello di svecchiare la politica. Ha fatto sua l’eredità di Romano Prodi, ha lasciato a casa un big come Giuliano Amato (1938) e si pone come «giovane» antagonista del candidato premier del centrodestra, Silvio Berlusconi (1936). Mette un giovane imprenditore, «figlio di», Matteo Colaninno come capolista a Milano. Ostenta il ringiovanimento delle liste, come un segno di rottura rispetto a quella che è stata descritta come «Gerontopoli» italiana, se non addirittura come la «politica Alzheimer» dal cattivissimo Beppe Grillo. Poi scivola proprio su una giovanissima, la figlia di Salvatore Cardinale, ex ministro. Lei ha 24 anni, nessuna esperienza, è solo «figlia di suo padre». L’hanno messa in lista a sua insaputa, dice un po’ seccato Veltroni dopo le polemiche.

La realtà sta nel botta e risposta tra dei giovani e il ministro dell’Economia, nel 2006 a Trento. Domanda: "Cosa dobbiamo fare per andare avanti? Quando ci cederete il vostro posto?" Tommaso Padoa-Schioppa (1940) replica freddo: "Noi non ve lo cederemo mai. Siete voi che dovete farvi sotto. Lottate". Già, le vecchie scuole di partito non esistono più, la vita di sezione pure. Qualcuno fa il portaborse, la maggior parte guarda altrove. Vallettopoli racconta di una gioventù che cerca scorciatoie. La rapida ascesa del banchiere Matteo Arpe stroncato poi dall’indistruttibile Geronzi dimostra come i salotti buoni e i poteri forti non amino il nuovo.
E poi di che ci lamentiamo? Nel mondo del lavoro il merito continua a essere spesso dimenticato. D’altronde il Paese diventa sempre più vecchio. Nel 2050 metà dell’elettorato avrà sessant’anni. Più o meno. E Vecchiettopoli continuerà inevitabilmente a trionfare.

Nunzia Penelope "Vecchi e potenti" (Baldini Castoldi Dalai, 17,50 euro)

Flavia Baldi

 









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