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INFANZIA A RISCHIO

Un giorno con Morgan e José
Fotoracconti del sud del mondo

Sono le storie di due bambini della Bolivia e del Perù, lontani dagli agi e dai 'problemi' dei nostri figli. I due volumetti sono realizzati da una Ong, Movimento laici America latina, che opera dal 1966

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Progetto mondo (SudAmerica) Firenze, 20 aprile 2008 - Suona la sveglia. E' pronto il latte. Versaglielo nella tazza, ha tanto sonno. Oh, poverino, non ha le merendine con la crema. C'era solo l'albicocca. No, dai, non fare così. Ora la mamma te le ricompra. Intanto mangia questa. Cara, accompagno il bambino a scuola. L'acqua? Sì, è in cartella con la merenda. Eh? Ah, ho capito. Le penne... Mancano il verde e il rosso. Gliele compro strada facendo. Vieni topo, vieni, la cartella te la prendo io. E' troppo pesante. Che peccato, non c'è il sole.


Provate a ripassare mentalmente tutte queste frasi. Vi ci ritrovate, eh? E' la "normale" sarabanda mattutina per chi ha figli, deve portarli a scuola soddisfacendo tutte le loro esigenze. Se no sono guai. Litigi, tensioni familiari. E poi, la classica domanda: "Com'è pallido". Segue mano sulla fronte e sguardo assorto.

Ma proviamo a spostare la nostra telecamera virtuale. Lui si chiama Josè. Ha sette anni. Vive a San Josè, un villaggio boliviano che sorge sulle rive di un fiume, il Tumsla, da cui si piglia l'acqua per coltivare, dare da bere alle bestie, cucinare. Per otto mesi, il fiume si può guadare a piedi. Ma nella stagione delle piogge sono guai. Il che è un problema: la forza del fiume è spaventosa, distrugge tutto quello che incontra. Poi, particolare non secondario, mica ci sono molti altri corsi d'acqua. La zona è asciutta. 

Torniamo a Josè. Per lui la casa è un po' diversa. Cerca di starci il meno possibile. Il tetto è fatto di mattoni, fango e paglia. Fra quelle mura, ci si dorme. C'è anche l'"angolo cottura": un focolare. Non una cucina all'avanguardia, diciamo. La mattina José deve andare a scuola. Si entra alle sette e mezzo. La maglietta che si infila non è firmata. E' quasi sempre la stessa. Così come i pantaloni. Se tutto va bene, Josè riesce a fare colazione. Una tazza di tè. No, nessuna merendina. Pezzi di pane. Secco. Ecco che cosa mangiano i bambini (molti, moltissimi) nei Sud del mondo.

 

Ma c'è anche Morgan. E' un bambino peruviano di sette anni che vive su un altopiano a 3.200 metri. Per lui, niente sveglia. Ci pensa la mamma, alle quattro e mezzo di mattina. Eh sì, perché Morgan lavora in una cava e in una cava è bene cominciare appena fa luce. Lui e altri fanno le tegole che possono essere rivendute un equivalente di di circa 10 centesimi di euro. Morgan è contento se riescono a farne 200 o 300. Intendiamoci: lo spuntino non manca. Verso le otto e mezzo (quando noi, grassi occidentali, ci affanniamo diretti a scuola...). No, per Morgan né panino col prosciutto crudo né crostatina. Bensì una "quinua" (cereali). Poi, quando sarà "grande" un po' di "chicha" (succo alcolico a base di mais). Roba davvero da leccarsi i baffi.

 

Sia chiaro che questi bambini vanno a scuola. Con qualche problema di materiale. Perché vedete i libri, le matite, le carte e i gessetti non possono restare in classe. Ogni giorno la maestra se li porta via. C'è il rischio che spariscano. Insomma, il colore delle penne è un aspetto secondario.

E potremmo continuare all'infinito. Ma vi consigliamo di leggere i volumi ("Un giorno con Josè" e "Un giorno con Morgan") di una Ong che opera dal 1966, il Movimento laici America latina. I volumetti, corredati da foto molto belle, sono curati da Lucia Filippi, Giovanni Galardini, Davide Passuello.

Li potete richiedere a Progetto Mondo Mlal viale Palladio 16 - 37138 Verona. Oppure scrivendo a info@mlal.org o collegandovi al sito www.mlal.org. C'è poi il praticissimo telefono: 045/81.02.105 oppure il fax 045/81.03.181.

 

Magari, chissà, dopo aver letto quelle pagine e aver visto le foto, la mattina i risvegli in casa saranno più rilassati. E pazienza se mancano le merendine alle more di rovo.

di Francesco Ghidetti

 









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