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IL RACCONTINO DELLA SERA

Cominciamo con Roberto Pazzi
Ma inviateci anche voi i vostri racconti

Con oggi iniziamo a pubblicare racconti che pensiamo capaci regalarci un momento di relax e di fantasia come se fosse la favola serale di quando eravamo bambini Scrivete a: ilraccontino@quotidiano.net
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COMINCIAMO con lo scrittore Roberto Pazzi una nuova rubrica: "Il raccontino della Sera". Leggibile a tutte le ore del giorno, certo, ma comunque tale da regalarci un momento di relax e di fantasia come se fosse la favola serale di quando eravamo bambini. Abbiamo affidato i primi racconti ad alcuni tra i nostri più illustri collaboratori, scrittori già famosi e narratori di grande esperienza.

Ma l’invito a scrivere è rivolto a tutti i lettori, che possono mandarci i loro racconti (della lunghezza massima di 3.300 battute) agli indirizzi del giornale o all’indirizzo e-mail segnato in fondo al testo.



logo del raccontino della sera «ALLORA, signor sindaco, da dove cominciamo? Scelga lei la prima domanda…».
«Forse vorrà sapere qual è il problema più urgente… quello per cui sto lavorando…». Annuisco e prendo appunti per l’intervista. La sirena di una nave, che giunge da chissà quale paese mediterraneo, copre la sua voce. Un nuovo bastimento è entrato a Ferrara, oggi, sabato 30 giugno 2108. Il sindaco, sotto il sorriso stirato, non nasconde il disagio.
«Non è una questione nuova… reperire risorse economiche per la città… per non secondarne la tendenza a farsi sostenere dall’alto, dal potere».
E subito mi snocciola una serie di dati sulla crescita urbana che lo portano sul terreno di cifre indiscutibili, dove fatico a seguirlo. Ma è la tendenza nazionale, le idee non contano più, la politica è da tempo dittatura di numeri e sondaggi, dove le iniziative sembrano le sole obbligate reazioni ai problemi.

NELLE SUE parole appare una panoramica di mutamenti ormai digeriti. Oggi, da quando il mare ha raggiunto la città, è il pesce il re della tavola, non più il maiale. L’industria ittica fa concorrenza all’Islanda. A Ferrara è andata meglio che ad altre città, dove per l’innalzamento del mare o si è stati costretti a sollevarle o si sono rese necessarie assai disagevoli soluzioni. Così le anguille di Comacchio sono ricordi lontani, come destra e sinistra in politica e ora, a Natale, rombo e branzino regnano in tavola, con il pampepato. Sulla parete dello studio vedo una foto di Comacchio, sollevata con un capolavoro di ingegneria su un basamento di terreno che ne ha fatto una città semicollinare, affacciata su una massa d’acqua non più valliva, marittima. E, in un’altra foto, Venezia sprofonda invece in un imbuto di pareti trasparenti, che la mantiene all’antico livello, preservandola dal mare innalzatosi diversi metri. Pare il «collare elisabettiano», l’imbuto di plastica che il veterinario ha applicato al capo di Eva, la mia cagna, quando l’ha operata alle orecchie, perché non se le grattasse…
«L’Oblomov dorme ancora nel carattere dei ferraresi?»
«Ma no… dorme come a Modena, a Bologna, a Rovigo. Bisognerà aggiornare la letteratura alla sindrome dei nostri tempi».
«Che sarebbe ?»
«L’eccesso di fiducia, l’inerzia, la delega alle macchine… le cose che vanno da sole… come quella nave che è entrata in porto, senza più equipaggio, affidata a un computer… e pochissimi ne conoscono il funzionamento… se si blocca quel che guida l’esercizio di tanti apparati, pochi eletti sanno risolvere i grattacapi di milioni, il sapere informatico è più iniziatico di quello teologico».
Penso alla nave-fantasma entrata in porto, tutta sola, senza un capitano. Guardo la tastiera di bottoni sul suo tavolo. Le agenzie dei servizi, gas, acqua, rifiuti, morti, elettricità sono riassunte in quel pannello. Non vi lavora più nessuno. Il mondo si è ristretto, come Ferrara, a un codice binario. E anche la politica copia il sapore di quel codice. Ma il ferrarese è più felice di ieri? Non oso fare la domanda…

UNO STRANO silenzio solleva l’intervista al primo cittadino a un clima insostenibile. Sento che mi chiede di aiutarlo a ritornare in basso, sulla terra. E mentre guarda la formosa segretaria, venuta a ritirare le tazze di caffè vuote, percepisco che cosa al fondo della psiche ferrarese guizzi intatto. Una dirompente sensualità, in reazione al disperato sentimento del Nulla, in cui la psiche sprofonda, come nella nebbia di un mattino invernale identica a cento anni fa.

 

INVIATE I VOSTRI RACCONTI A: ilraccontino@quotidiano.net

di ROBERTO PAZZI

 









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