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TORINO, LA FIERA DELLE POLEMICHE

Il grazie di Israele a Napolitano
Grillo: "Troppi diktat, sto a casa"
Allarme rosso per giovedì

L'ambasciatore israeliano a Roma, Gideon Meir: "La presenza del capo dello Stato è molto importante". Ci saranno 4mila studenti e una delegazione di deputati bipartisan. Il comico no: "Devo parlare solo di libri? Non ci sto, mi collegherò online". Dopodomani Napolitano a Torino: la polizia teme possibili atti di violenza. Tam tam fra i centri sociali: tutti in piazza. Commenta
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salone del libro, bandiere israeliane e americane bruciate Roma, 6 maggio 2008 - Per l'ambasciatore israeliano a Roma, Gideon Meir, le proteste e i boicottaggi degli "estremisti di sinistra e di destra" contro la Fiera internazionale del libro di Torino equivalgono a una "delegittimazione dello Stato di Israele".

 Parlando a margine della presentazione delle celebrazioni italiane per i 60 anni dello Stato ebraico, il diplomatico ha sottolineato che la visita al salone del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rappresenta "una posizione morale molto importante".


Ci saranno anche quattromila studenti in rappresentanza delle scuole di tutta Italia ad accogliere Napolitano dopodomani a Torino, al centro congressi del Lingotto, per l'inaugurazione della Fiera. Il programma prevede l'arrivo del capo dello Stato intorno alle 10, il taglio del nastro, un giro fra gli stand.


A Torino arriveranno anche una ventina di deputati del Pdl e del Pd "per esprimere solidarietà a Israele e al capo dello Stato e perchè andarci è un dovere morale". Lo ha spiegato oggi durante una conferenza stampa alla Camera una delegazione dei parlamentari dei due schieramenti (Margherita Boniver, Giorgio La Malfa, Fiamma Nirenstein e Luca Barbareschi per il Pdl e Emanuele Fiano in rappresentanza del Pd).


"Esserci è un dovere - ha esordito la Boniver - perchè la vicenda innescata dalle proteste di Torino è molto pericolosa da un punto di vista politico e culturale. Andare a Torino nella nostra veste istituzionale è un dovere democratico. Saremmo presenti anche se si trattasse di una Fiera dedicata alla cultura palestinese".

 Secondo Fiano, esponente della comunità ebraica e deputato del Pd, "abbiamo il dovere di essere a Torino perchè chi brucia le bandiere vuole eliminare gli ebrei dalla faccia della terra".


Nirenstein ha polemizzato con lo scrittore egiziano Tariq Ramadan che ha chiesto al capo dello Stato di non andare a Torino: «Ramadan non è un semplice intellettuale ma ha posizione terribilmente estremistiche che giustifichiamo come libertà accademica. Il suo è un attacco di una cultura ad un'altra cultura». Per Barbareschi infine «è vergognoso quanto è successo a Torino. Quelle persone che bruciano le bandiere non sanno nemmeno di cosa parlano».


Sulle polemiche è intervenuto anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno che ha voluto chiarire la posizione di Gianfranco Fini. C'è un equivoco, ha spiegato: "Fini non ha mai detto che i fatti di Verona non siano fatti gravi da condannare, ha semplicemente sottolineato che dietro l'atteggiamento di bruciare le bandiere di Israele c'è una posizione politica molto forte e ancora molto strutturata nella politica italiana, mentre le aggressioni vergognose che sono avvenute a Verona sono principalmente espressione di frange estreme del tutto marginali alla politica italiana".

 

 

E GRILLO RINUNCIA

Tratto dal blog di Beppe Grillo

"Ernesto Ferrero, il direttore della Fiera del Libro di Torino, ha dettato termini e condizioni per la mia partecipazione. La Stampa di oggi specifica che la mia ammissione alla Sala Gialla per la conferenza di chiusura è subordinata a patto che parli di libri e punti su concetti edificanti.


Titolo: “La Fiera avvisa Grillo: ‘Qui si parla solo di libri’”. Sottotitolo: “Ferrero: “Niente comizi, spieghi il valore della lettura”. Nel testo Ferrero conclude: “Gli ho chiesto di sostituire le invettive con un appello a favore della cultura”.
Belin, questa è censura preventiva. Ho deciso: non posso partecipare. Lo faccio per loro, per gli organizzatori.

 

Se mi tolgono i comizi, le invettive e, soprattutto, i concetti poco edificanti cosa mi rimane da dire?


Potrei parlare di nanoparticelle, di rifiuti zero, di citizen journalism, della Costituzione, del precariato, di informazione web 2.0, di Internet, della democrazia diretta. Potrei perfino spiegare che la Mondadori, il più importante gruppo editoriale italiano, è stato comprato grazie alla corruzione di giudici.


E lo farò, ma non alla Sala Gialla, lunedì 12 maggio, alle ore 14.30. Lo farò da casa mia in diretta streaming alla stessa ora. Chi si collegherà al blog potrà ascoltarmi senza censure.

 

Parlerò anche di libri: di quelli che ho fatto e di quelli che farò. Il più grande successo editoriale on line del 2007 è stato il libro “Schiavi Moderni”, tratto da migliaia di testimonianze spontanee e scaricato gratuitamente in quasi mezzo milione di copie. Nel libro ci sono invettive rivolte alla legge 30, concetti poco edificanti come lo sfruttamento e un comizio del premio Nobel Joseph Stiglitz contro la riduzione in semi schiavitù dei lavoratori.


Alla Fiera del Libro non potrei parlarne, ma davanti a un computer sì.
Arrivederci a lunedì 12 maggio alle 14.30.

 
  • 07/05/2008 11:25
    giovanni T.
    Se non è uno è l'altro la palestina però esiste da sempre,Israele è una invenzione del dopo guerra dell'america e inghilterra
  • 07/05/2008 09:17
    SAM
    Quanto a Grillo:è ora che la smetta di fare l'onesto:le paga le tasse su tutti i milioni di euro annui che guadagna?
  • 07/05/2008 07:38
    unicosano
    i centri sociali andrebbero murati con i loro associati all'interno
  • 07/05/2008 07:27
    adriana
    Ma Grillo cosa vuole? Alla fiera del libro di Torino si dovrebbe parlare di cultura e non inveire contro l'uno o contro l'altro, che non fa proprio ridere, perchè non parlare invece della violenza allo Stato di Israele? Al fuoco dato alla bandiera? Ai kamikaze che si fanno saltare in aria, uccidendo donne e bambini? Questo dovrebbe dire il caro Grillo, sennò se ne stia a casa. In quanto alla fiera del libri in se, è un luogo di cultura, i no global se ne stianoa casa a studiare, ne hanno bisogno, invece di dare a favore dei palestinesi che vivono solo di violenza. Speriamo che non succeda come a Genova anni fa, con la rabbia che hanno di non essere più in parlamento.
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