La leggendaria carriera dello sciatore bolognese in un libro di Lucilla Granata: le vittorie olimpiche e in Coppa del Mondo di un personaggio fuori dagli schemi che manca sempre di più al circo bianco
Bologna, 1 dicembre 2008 - "Quando sarò grande io quello lì lo batterò". Il giovane virgulto si rivolse così a suo padre durante una gara di Coppa del Mondo. Età della dichiarazione: 7 anni. "Quello lì", ovvero lo sconfitto designato, era un certo Ingmar Stenmark una delle leggende dello sci mondiale. Detto, fatto. Poco più di dieci anni dopo quella frase si trasformerà in realtà. Così come tante altre di Alberto Tomba, la bomba venuta dalla città. Forse la prima "guasconata" (una parola che il diretto interessato odia) della sua lunga e incredibile carriera.
Non un semplice atleta, ma un personaggio in grado di modificare profondamente lo sci. Uno capace di fermare la sacra liturgia del Festival di Sanremo e di far trattenere il fiato a un intero Paese: prima ovviamente dell'urlo di gioia per l'ennesima impresa-vittoria. Alberto Tomba ha segnato un'epoca del circo bianco: lo ha fatto con gli sci ai piedi, ma anche fuori per il suo carattere imprevedibile e fuori dagli schemi. Perchè Tomba è sempre stato uno fuori dagli schemi. A partire dalla sua provenienza: Bologna e non le valli alpine a cui eravamo abituati, insieme ai nomi dei nostri connazionali spesso impronunciabili. Insofferente alle costrizioni dei lunghi ritiri e delle levatacce mattutine per gli allenamenti. Inviso a federazioni e a tanti colleghi. Spesso massacrato dalla stampa che aveva trovato il suo personaggio per accendere i riflettori sull'opaco mondo dello sci.
E' stata Lucilla Granata, giornalista di Sky Sport, a ripercorre questa storia a dieci anni dal ritiro in "Alberto Tomba: prima e seconda manche" edito da Sperling & Kupfer. Dalla diffidenza per il ragazzino di città, passando per i trionfi di olimpici di Calgary, Albertville e Lillehammer, a quelli Mondiali passando per i 50 successi nella Coppa del Mondo. Dodici anni vissuti sempre al massimo fra tante discese e altrettante risalite. Il libro ripercorre quei momenti emozionanti con la viva voce del protagonista e di altri compagni d'avventura.
Poco o nulla Tomba ha voluto regalare della sua vita privata ai lettori: amori, liti, guasconate e la vita dopo il ritiro sono solo accennate. Compresa la sfortunata esperienza cinematografica con "Alex l'ariete". Ma Tomba ci ha sempre abituato che c'è sempre una seconda manche, quelle in cui lui era maestro. Ed è proprio uno come lui che manca tanto allo sci del 2000. Ma di Alberto Tomba il guascone ne è nato solo uno.
di Filippo Graziosi