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RIVISITAZIONI DOPO LA CONDANNA

Sofri: "Io sono corresponsabile
Dissi 'Calabresi sarai suicidato'"

Nel libro "La notte che Pinelli", Adriano Sofri ricostruisce la morte dell'anarchico e spiega: "Di nessun atto terroristico degli anni ‘70 mi sento corresponsabile. Dell’omicidio Calabresi sì, per aver detto o scritto, o per aver lasciato che si dicesse e si scrivesse, ‘Calabresi sarai suicidato'"

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adriano sofri Roma, 8 gennaio 2008  - "Di nessun atto terroristico degli anni ‘70 mi sento corresponsabile. Dell’omicidio Calabresi sì, per aver detto o scritto, o per aver lasciato che si dicesse e si scrivesse, ‘Calabresi sarai suicidato'". Adriano Sofri ritorna sul caso del commissario Calabresi, assassinato il 17 maggio 1972 a Milano, un omicidio per il quale l’ex leader di Lotta Continua è stato condannato con sentenza definitiva come mandante dell’attentato.

Lo fa attraverso il suo ultimo libro intitolato "La notte che Pinelli" (l’anarchico fermato pe la strage del 12 dicembre e precipitato da una finestra della questura di Milano la sera del 15 dicembre 1969, durante un interrogatorio). Il contenuto del libro (edizioni Sellerio) viene anticipato sul prossimo numero in edicola domani del settimanale «L’Espresso». Sulla morte di Pinelli, Sofri non tira le conclusioni.


Sofri ricostruisce le varie versioni della caduta dalla finestra. Colpisce il fatto che l’orario della tragedia viene cambiato nel corso degli anni e delle inchieste. All’inizio si parla di mezzanotte, dopo una presunta frase trabocchetto di Calabresi («Valpreda ha parlato»).

 

Ma questa versione, che confermerebbe la presenza di Calabresi nella stanza mentre Pinelli cadeva, viene, suggerisce Sofri, cambiata: fino ad arrivare alle 19,30. Un gioco privo di ogni senso, perchè la ricostruzione di Sofri fa capire che Calabresi, in quel momento, in quella stanza non c’era. Le conclusioni del libro: lo Stato in quegli anni cavalca l’illegalità (ci sono anche parole di polemica con il giudice Gerardo D’Ambrosio, titolare di una delle inchieste); il commissario fa parte di quel sistema. Infine Sofri confessa di non sapere come è morto l’anarchico.


Ma sul commissario Calabresi
l’ex leader di Lotta Continua afferma, smentendo le ultime rivelazioni, che tra Pinelli e Calabresi ci fosse un legame di amicizia. No, non c’è stata amicizia, dice convinto Sofri. Pinelli era intercettato, pedinato, da tempo sospettato. Alla Questura viene privato del sonno. Si voleva incastrarlo anche in relazione a due attentati, l’uno il 25 aprile alla Fiera di Milano, l’altro la notte dell’8 agosto a un convoglio ferroviario. Gran parte dell’interrogatorio di Calabresi verte proprio su questo

 

E ancora, secondo Sofri, Calabresi era convinto che la pista anarchica fosse quella giusta. La convinzione emerge dagli stessi interrogatori: sia di Pinelli che di un altro anarchico, Ardau, a cui Calabresi dice: «Non venirmi a raccontare (...) che sono stati i fascisti; la matrice è anarchica, fa parte della tradizione vostra». E poi c’è la figura di Pietro Valpreda, un anarchico parolaio, che si paragona a Ravachol, il bombarolo parigino dell’800, e che Calabresi considera capace di ogni nefandezza. Il guaio è che anche Pinelli diffida di Valpreda e lo considera pericoloso.


La novità di Sofri sul caso Pinelli è questa: "La notte che Pinelli" è il primo tentativo di ricostruire dalle innumerevoli carte legali - gli atti dei tanti procedimenti giudiziari - le giornate in cui Pinelli era detenuto nei locali della Questura di Milano.
Sofri parte dal pomeriggio del venerdì 12 dicembre 1969, dalla strage di Piazza Fontana. Il questore di Milano è Marcello Guida, nel 1942 direttore del confino politico cui venivano condannati gli antifascisti a Ventotene; il capo dell’ufficio politico (così si chiamava allora) è Antonino Allegra, anch’egli figura controversa. Luigi Calabresi è invece un funzionario giovane, moderno.

Subito dopo gli attentati si procede agli arresti degli anarchici: una pista rivelatasi alla fine falsa. Tra loro ci sono Pinelli e Pietro Valpreda (che rimarrà a lungo in carcere). Ma perchè gli anarchici? Sofri rifugge da ogni teoria di complotto. Spiega che Guida e Allegra volevano compiacere le proprie predilezioni e i superiori a Roma: ma non è questo il punto. Il punto è che lo stesso Calabresi ne era convinto.

fonte: Agi










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