Ha dodici anni, metà dei quali trascorsi in barca per curare la sua malattia. Dice: "Qui sto bene, quando scendo a terra mi manca il rollio". I genitori: "Per salvarlo abbiamo lasciato tutto"
Isole Eolie, 24 maggio 2009 - NIKY HA OCCHI DI MARE, chiari, allegri come l’acqua. Ma anche i piedi, il cuore, i polmoni. Tutto. Vive in una barca da sei anni, la metà esatta della sua esistenza. Il ragazzo del mare ha bisogno di aria fina, temperata, iodata, umida; quella della terraferma, secca, polverosa e inquinata, fa male ai suoi polmoni, alla sua particolare forma d’asma. Un problema di salute che poteva limitare i suoi orizzonti e invece li ha allargati, aprendogli quelli infiniti del mare. Una scelta che hanno fatto i suoi genitori, Paola Giacotto e Paolo Frascisco, è ovvio. Ma Niky la vive in modo consapevole, sereno, con i sogni, la gioia e la malinconia di ogni ragazzo del Terra, con un punto di vista unico al mondo. «A bordo ci sto bene, per me è normale. Pensa che quando scendo a terra mi manca il rollio della barca _ rivela Niky _ . Mi chiedono tutti che cosa voglio fare da grande. Ci penso ma ho tempo ancora. Credo che studierò all’istituto nautico, a Gaeta. Intanto ho immaginato una nave oceanografica, per studiare la biologia marina e portare a bordo le persone, perché possano conoscere il mare».
Il Ragazzo dell’Oceano? La sua storia però non è quella di “Novecento”. E’ l’avventura di Niky, un giovane uomo del Duemila, e la scriverà solo lui.
A immaginarla per prima fu Paola. Dopo aver raggiunto i limiti massimi consentiti dei dosaggi di cortisone e adrenalina per arginare le ricorrenti crisi d’asma del piccolo Niky, Paola pensa a un rimedio naturale, decisivo: cambiare aria, vivere sul mare con una barca. Paolo non ha un attimo d’esitazione. I due si conoscono troppo bene: un amore nato tra i ruggiti delle motociclette, la passione comune. Piloti rivali in corsa e innamorati ai box. Lo stesso coraggio. Lei, unica donna nelle 125, che sfidava giganti in erba come Biaggi e Valentino Rossi. «Mi divertivo. Ho anche ferito l’orgoglio maschile di molti centauri. Loro non ci credevano e chiedevano le verifiche sul cronometro!». Si sposano subito e fanno team: Paola in sella e Paolo ai box come meccanico dalle mani d’oro. Le stesse che gli hanno permesso di costruire da solo, con l’aiuto del fratello Bruno e di Paola, una barca di 26 metri: il Walkirye. L’Arca per salvare la vita di Niky è un due alberi armato a goletta, 43 tonnellate di stazza, pesca 4 metri e mezzo, ha un motore marino, donato dalla Iveco, da 330 cavalli.
UN’IMPRESA DURATA più di tre anni. Paolo e Paola lasciano il lavoro e vi gettano tutti i loro risparmi (150mila euro). Scorrono l’elenco degli ingegneri navali fino alla lettera G, prima di trovare Aldo Gatti che accetta di assisterli. «Alla fine mi chiedevano in quale cantiere la volevo far costruire – racconta Paolo - . io rispondevo: nell’orto di casa, a Bellinzago Novarese. E loro si defilavano sconcertati». Invece Paolo-Noè vince la sfida. Walkirye attraversa la pianura Padana e, il 4 febbraio 2003, viene varata sul Po a Cremona: armata alla meglio raggiunge la foce e lì viene sequestrata “bonariamente” dalla Guardia di Finanza. I finanzieri, esperti di mare, si rendono conto che mancano ancora troppe cose per la sicurezza dell’Arca e di quel ragazzino simpatico che li saluta a gran voce con un sorriso felice e disarmante. Insomma è amore a prima vista: lo adottano subito, Niky e barca diventano le mascotte della Gdf, che offre loro ormeggio dove è possibile.
Ma Walkirye è anche la scuola di Niky. Questo è il capolavoro di Paola che si è battuta per convincere il ministero della pubblica istruzione e grandi aziende super tecnologiche a garantire l’istruzione a Niky con un progetto pilota: la scuola vagabonda. Tutto si regge sull’antenna satellitare piazzata a poppa, sul ponte di Walkirye, fornita dalla Telecom, e sulla banda di comunicazione col satellite Eutelsat di Telespazio, azienda di Finmeccanica. Sono i due sponsor dell’iniziativa: offrono il cordone ombelicale che lega Walkirye, dovunque si trovi a navigare, e la scuola media statale Biagio Siciliano di Capaci. Nell’aula e sulla barca di Niky si trovano un teleschermo e una telecamera per la videoconferenza (forniti da Aehtra che offre anche l’assistenza tecnica), una lavagna interattiva multimediale (Lim) sulla quale possono agire direttamente sia Niky sia i suoi compagni di classe e gli insegnati da Capaci. Infine una telecamera-documenti in grado di trasmettere l’immagine di un quaderno e della mano che vi sta scrivendo. Così la maestra, quando Niky era alle elementari - scuola di Mondello, sempre a Palermo, un caso di settentrionali emigrati al sud - poteva anche correggere il modo di tenere la penna.
WALKIRYE e la scuola di Capaci sono l’esperienza di telescuola più avanzata del mondo. E da mezzo mondo sono venuti a vederla. Niky stesso la mostra in tutti i porti del Mediterraneo che tocca, invitando a bordo le scolaresche locali, non solo in Italia. E’ stato in Grecia, Albania, Libia, Tunisia. Paesi e persone che lui ha raccontato in diretta ai suoi compagni di Capaci. Tanto che l’Unicef, l’agenzia dell’Onu per l’infanzia, due anni fa ha nominato Niky ambasciatore “junior” per il diritto all’istruzione dei bambini e delle bambine del Mediterraneo. Sul Walkirye questi sono giorni speciali: a bordo ci sono sei ragazzi e tre ragazze con un’insegnante (Serenella), metà della II D, la classe di Niky. L’altra metà è di turno la settimana seguente per la gita scolastica più straordinaria che si possa immaginare: le Isole Eolie in barca a vela, navigando con Niky. E facendo scuola ogni mattina come al solito, via teleconferenza con quelli a terra, a Capaci. E’ impressionante vedere con quanta naturale capacità questi dodicenni usano tecnologie sofisticate e comunicano, annullando ogni distanza. «Niky per noi è un compagno di scuola come gli altri e un amico, anche se non è con noi fisicamente. Ci vediamo spesso con la webcam anche dopo l’orario scolastico», dice uno di loro. «E’ una ricchezza per noi, ci fa conoscere realtà diverse». Niky è la punta avanzata della classe: «Ci fa vedere altri paesi, altre genti, altri mondi». Che sia davvero il Ragazzo dell’Oceano?
di LEONARDO STURIALE