La Dorsoduro si pone come diretta concorrente della Ducati Hypermotard e della KTM 990 Supermoto, che però, a fronte di cilindrate superiori, hanno prezzi decisamente superiori, circa 3.000 euro in più
Era une delle moto più ammirate al salone della moto di Milano dello scorso novembre e ora finalmente l’Aprilia Dorsoduro, che prende il nome da uno dei quartieri (anzi sestieri) di Venezia, è finalmente una realtà, disponibile fin dai primi di maggio presso i concessionari della Casa Veneta. Destinata a chi cerca il puro divertimento da una moto, la Dorsoduro si pone come diretta concorrente della Ducati Hypermotard e della KTM 990 Supermoto, che però, a fronte di cilindrate superiori, hanno prezzi decisamente superiori, circa 3.000 euro in più. In pratica circa sei milioni delle vecchie dirette e non ci sembra un particolare da trascurare. Anche perché la Dorsoduro non risparmia certo sul divertimento che procura al suo pilota.
Merito del motore potente: 92 cavalli veri e del peso da libellula della moto, 186 in ordine di marcia. Il che vuol dire che il rapporto peso potenza è di quelli che gli assatanati di penne e derapate dicono “buono”. Inoltre, la Dorsoduro, rispetto alla Shiver, con cui condivide la meccanica, ha i rapporti più corti e una diversa mappatura, per rendere l’erogazione più pronta. Figlia anch’essa delle corse (l’Aprilia con i sui bicilindrici ha dal 2004 ha vinto quattro titoli nelle competizioni delle Supermoto) la Dorsoduro è stata sviluppata in collaborazione con il reparto corse Aprilia. Adotta l’acceleratore a gestione elettronica di seconda generazione Ride by Wire, e la possibilità di modificare la centralina elettronica su tre diverse mappature, a seconda delle condizioni della strada o dello stile di guida del pilota (Touring, Sport e Rain).
La posizione di guida è quella classica delle supermoto, piuttosto raccolta, ma più da naked che motard pura, con il bel manubrio in alluminio biconico piuttosto alto, ampio ma non esageratamente largo, che consente un ottimo controllo della moto sul misto stretto, suo personale “terreno di caccia”. Ottimo il comportamento del telaio, misto in tubi d’acciaio e piastre d’alluminio, che non entra in crisi neppure nelle condizioni di massimo strapazzo. Abbastanza morbida la frizione in bagno d’olio, autoregistrante, cioè priva di manutenzione, il cui comando non stanca neppure nei misti con allunghi in cui si cambia in continuazione (la frizione la uso sempre quando scalo una marcia) Anche i freni, in queste situazioni (davanti ci sono due dischi Wave flottanti da 320 mm con pinze radiali a quattro pistoncini, dietro un disco da 240 a singolo pistoncino) non danno segni di affaticamento merito anche dei tubi in treccia metallica.
Le asperità del terreno sono molto ben assorbite dalla forcella pluriregolabile a steli rovesciati da 43 mm, con i piedini fusi in conchiglia (altra nota racing) e dal mono laterale infulcrato direttamente al porcellone secondo lo schema cantilever, che ne migliora la progressione. L’escursione è molto ampia, ben 160 mm.
La Dorsoduro è disponibile in tre diverse colorazioni (nero lucido/ nero opaco; Rosso / nero e grigio / nero) a partire da maggio presso la rete dei concessionari Aprilia, al prezzo di 8.790 euro f.c..
Giulio Palumbo