Michel Gilles, nato nel 1956, è dal 2007 direttore generale della Citroen e membro del direttivo del gruppo Psa. Ha frequentato il Politecnico, la scuola nazionale di statistica e amministrazione economica e l’istituto degli studi politici di Parigi. Dal 1982 al 1986 lavora come economista presso la Banca Mondiale di Washington. Nel ’86 entra nel gruppo Saint-Gobain, ricoprendo gli incarichi di direttore della gestione e dei piani di sviluppo del settore ceramico, direttore dello stabilimento Sepr a Le Pontet e direttore generale della divisione ceramiche. Nell’ottobre 2002 approda al gruppo Psa come direttore delle piattaforme e degli acquisti
Una crisi più grave del previsto con ricadute a tutti i livelli occupazionali. Citroen dai dati delle quote di mercato sembra essere ai bordi della tempesta. E’ così?
"La nostra organizzazione produttiva è molto flessibile. Pertanto siamo riusciti a contenere i costi con un accordo per la mobilità volontaria di 3500 persone. In questo modo siamo riusciti a ridurre i rischi, ma allo stesso tempo siamo pronti a recuperare la produttività quando il settore dell’auto riprenderà a crescere".
Perché lei crede che passata la crisi si tornerà a produrre ancora più vetture degli anni scorsi?
"Non dobbiamo guardare all’Europa dove effettivamente la situazione è arrivata al punto di ricambio dell’esistente. Ma nel mondo ci sono molti mercati che devono ancora esprimere tutto il loro potenziale. Le previsioni, con l’arrivo a regime di questi mercati, parlano di un raddoppio dell’attuale produzione. Quindi Citroen non può farsi trovare impreparata".
I produttori mondiali si sono fatti trovare impreparati di fronte a questa crisi.
"E’ vero, ma c’è stata un’accelerazione improvvisa che difficilmente era prevedibile specialmente per mercati come la Spagna, dove il calo è stato addirittura del 50%, la Francia e la Germania, con l’Italia che ha resistito un poco di più anche se i dati di novembre non fanno certamente prevedere niente di buono".
Se mancano gli incassi, poi mancano, alla lunga, anche i soldi per investire in nuovi modelli. E in questo momento sono le novità a far registrare le uniche vendite.
"Citroen ha la fortuna di far parte del gruppo Psa che ha sempre guardato al futuro organizzando gli investimenti con la propria banca interna. Non solo per i modelli da progettare, ma anche per permettere a tutta la nostra forza vendita di offrire vantaggi alla clientela senza dover ricorrere al credito esterno. In più dalle sinergie produttive abbiamo la possibilità di avere sempre piattaforme, motori, eccetera a costi abbastanza contentuti".
Ma non c’è il rischio di avere un’eccessiva omogeneità di prodotti?
"Assolutamente no, perchè da quello che possiamo considerare il nostro paniere tecnologico ciascuna marca sceglie quello che ritiene più opportuno adeguandolo alle caratteristiche del brand senza pericolo di fare doppioni. Tanto è vero che spesso fra “cugini” (Citroen e Peugeot) non sappiamo quali modelli, almeno nella fase progettuale, ciascuna marca sta preparando".
In Italia avete aumentato la quota di mercato, grazie anche alla “scoperta” delle flotte aziendali. Flotte aziendali che possono un domani portare via spazio all’acquisto del privato?
"La nostra tendenza generale verso i veicoli aziendali continuerà anche nei prossimi anni, sicuri di poter offrire mezzi e strategie sempre più tarate sulle esigenze dei vari mercati. Il mercato del singolo cliente è tutta un’altra cosa perchè esiste sempre l’emotività di scegliere un modello che più si avvicina ai nostri desideri. Anche per questo Citroen ha impostato una politica che permette di adeguare i vari modelli alle esigenze della regione dove viene venduta".
Quindi lei non crede ad una world car che possa andare bene per tutti i mercati?
"Il mercato dell’ auto non è un “world market”, ossia non è omogeneo e non esistono “world car”. Occorre essere presenti localmente, sapersi adattare alle esigenze di ciascun mercato e produrre modelli adatti, nelle caratteristiche estetiche, nei contenuti e nelle prestazioni. L’obiettivo è quello di essere vicini ai clienti anche attraverso l’apertura di centri di progettazione e sviluppo locali. L’ obiettivo è quello di accelerare lo sviluppo dei modelli mirati ai vari mercati. Se si sfrutta l’organizzazione e la progettazione centrale e si lavora sul posto, come stiamo facendo in Cina, possiamo continuare a utilizzare gli strumenti, la mentalità e la cultura Citreon, ma nello stesso tempo essere molto più rapidi e reattivi nei confronti del mercato e, in definitiva, avere vantaggi anche nei costi".
E’ difficile fare previsioni sui numeri in fatto di auto vendute in Italia nell’anno 2009, ma le vostre previsioni per le quote di mercato sono positive. Perché?
"Noi puntiamo ad aumentare la quota di mercato in Italia anche per l’anno prossimo. Che significa aumentare la percentuale di vendita in base ai numeri del mercato. Le nostre indicazioni scaturiscono dal fatto che ci presentiamo con una gamma di modelli nuovi con un indice di gradimento superiore alla media, con la scelta di motorizzazioni sempre più rispettose dell’ambiente. Poi noi puntiamo molto sulla C3 Picasso, una crossover cittadina che sicuramente piacerà ai clienti italiani. Anche perchè un modello come la C3 Picasso raccoglie le esigenze di una clientela sempre più vasta: dalla famiglia alla signora che si sposta in città per fare la spesa".
Piero Campani