Scajola: "Nel 2010 niente incentivi per il settore auto" Fiat giù in Borsa
Il ministro dello Sviluppo economico: "L’indecisione è negativa, frena i consumi, quest’anno incentiveremo altri settori produttivi". E per Termini Imerese spunta l'ipotesi delle vetture elettriche
San Sebastian, 9 febbraio 2010 - Niente incentivi al settore automobilistico, lo ha detto ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, a San Sebastian, in Spagna, dove ha partecipato al consiglio informale dei ministri dell’Industria europei. "Nel 2009 - ha spiegato - il governo ha concesso forti incentivi al consumo per il settore auto. Oggi, nel confronto con i ministri degli altri Paesi europei, ne ho tratto l’impressione di una comune intenzione di uscita dagli incentivi. L’indecisione è negativa, frena i consumi: quest’anno incentiveremo altri settori produttivi, per l’auto ci concentreremo ad agevolare innovazione e ricerca. Domani riferirò in Consiglio dei Ministri".
LE REAZIONI - Ai microfoni di Sky Tg24 il direttore generale dell’Unrae (l’associazione che raccogli i costruttori esteri di automobili presenti in Italia), Gianni Filipponi, si mostra perplesso. "Le parole di Scajola ci sorprendono. Fino ad oggi avevamo ascoltato dichiarazioni diverse anche dal sottosegretario Saglia. Si tratta di un fatto gravissimo perché se ne è parlato tantissimo e di fatto si è rallentato il mercato. Mi auguro che non sia una decisone definitiva".
Il direttore del Centro Studi Promotor Gian Primo Quagliano rileva che "senza il rinnovo degli incentivi alla rottamazione, nel 2010 il mercato dell’auto scenderebbe in Italia a circa 1,75 milioni di immatricolazioni e di conseguenza il gettito erariale legato all’Iva subirebbe un calo di 1,2 miliardi di euro rispetto al 2009". In sostanza, ha precisato Quagliano, "si passerebbe dai 6,4 miliardi di euro di Iva che l’Erario incasserebbe sui 2,16 milioni di immatricolazioni del 2009, ai 5,2 miliardi che entrerebbero nelle Casse dello Stato se, in assenza di incentivi, le immatricolazioni scendessero intorno a 1,75 milioni".
FIAT GIU' IN BORSA - Pesante calo a Piazza Affari per Fiat, che ha vistosamente frenato al ribasso dopo l’annuncio che nel 2010 non ci saranno incentivi al settore auto. Dopo una seduta in altalena, a cavallo della parità, il titolo ha chiuso in calo del 2,53% a 8,08 euro, dopo avere oscillato tra un valore minimo di 8,06 euro e un massimo di 8,4 euro. Oltre la media gli scambi, con 32,7 milioni di pezzi passati di mano. In rosso anche la controllante Exor, che ha perso il 2,43% fermandosi a 10,86 euro.
LO STABILIMENTO SICILIANO - Per il futuro di Termini Imerese "una soluzione possibile" è quella dell’auto elettrica. Scajola spiega: "Anche qui ho preso contatti con i colleghi ministri per trovare una soluzione possibile sull’auto elettrica a Termini Imerese".
Immediata la riposta dei sindacati. Per risolvere il problema di Termini Imerese serve un piano industriale e risorse finanziarie adeguate. Lo ha ribadito il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, a margine del quarto congresso nazionale della Uilca.
A chi gli chiedeva un commento sulle varie ipotesi che circolano per il futuro dello stabilimento siciliano della Fiat, Angeletti ha risposto: "L’importante è che il prodotto sia di qualità per il mercato; serve poi che l’imprenditore (che eventualmente dovrebbe rilevare la struttura, ndr) sia di qualità con un background industriale e con una capacità di sostenere investimenti a lungo termine avendo adeguate capacità finanziarie".
Quanto alla possibilità che i soggetti interessati possano essere da soli o in gruppo, Angeletti ha osservato: "Che sia uno o più investitori ribadisco l’importante è un piano industriale e risorse finanziarie sufficienti. E’ essenziale - ha concluso - che non sia un’operazione speculativa dettata dalla fretta di Fiat di liberarsi di Termini Imerese e del Governo di liberarsi del problema".
Intanto la Cgil chiede di anticipare il tavolo sulla situazione di Termini Imerese previsto per il 5 marzo perché "le bocce non stanno ferme" e quella data "è troppo in là". Lo ha detto il segretario generale della sindacato di Corso d’Italia, Guglielmo Epifani, a margine dell’assemblea congressuale in corso alla Bnl.
Alla domanda se sia necessario riportare il tavolo dallo Sviluppo economico a Palazzo Chigi, Epifani ha risposto: "Noi pensiamo che in ogni caso bisogna tornare a Palazzo Chigi, alla sede politica".
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